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Dai nostri infiltrati alla Pasquavela
2007. Daniele, Roberto e Mauro da Libarium a Diavolina.
Non ero convinto. Il fisico continuava a
non sostenermi. La delusione patita alla BMW Sailing Cup era ancora
fresca. Ma alla fine Roberto e Mauro sono riusciti a caricarmi sull’aereo
e a trascinarmi con loro a Porto S.Stefano per la Pasquavela 2007.
La barca è l’X-Yacht 37 “Diavolina”
(nulla a che fare con ciò che si usa
per
incendiare le auto parcheggiate in Castello) dell’armatore più sgarrupato
d’Europa, Michele. Le vele sono di Francesco, il velaio con i piedi più
lunghi del Mediterraneo.
L’equipaggio è multietnico. Oltre a noi
cagliaritani ci sono Stefano, Federico, Alessio e il mite Salghetti, tutti
livornesi dai modi “ignoranti”. A bordo c’è anche il fido Angelino che,
con l’armatore, forma il duo di “bauscia” milanesi di bordo.
La regata è affollatissima. Lo Yacht Club
Santo Stefano ha dovuto chiudere le iscrizioni perché non aveva più spazio
per ormeggiare le barche. I J24 sono stati limitati a 40 ed hanno un campo
a parte, insieme ai Meteor. Tutte le altre 100 barche corrono sullo stesso
campo. Gli Swan 45 fanno classe a se e partono per conto loro.
Il percorso, buttato a nord di Porto
Santo Stefano, è un bastone da un miglio e mezzo da percorrere ben 5 volte
come per mettere alla prova le capacità mnemoniche degli equipaggi. E’
prevista una sola prova per giornata.
La mattina di venerdì 6 aprile è
bellissima. Il porto brulica di regattanti e appassionati. Noi di Cagliari
ci rendiamo subito conto di non essere trendy in fatto di abbigliamento
così limitiamo le vasche in banchina al minimo indispensabile. Dopo gli
ultimi preparativi si và in mare alle 10. La partenza è prevista un’ora
dopo.
Nell’attesa del vento, che arriva leggero
alle 13,30, su “Diavolina” si attribuiscono ruoli e mansioni e si studia
la strategia da adottare in gara. Avendomi, Roberto e Mauro, spacciato per
“tattico del millennio” concordo insieme a Stefano, il timoniere, di
partire lontano dai polveroni e stare fuori dai rifiuti dei più grandi sui
bordi.
Chiudiamo la prova con un 11° dopo aver
constatato una naturale tendenza dei regatanti, anche professionisti, ad
approcciare le boe mure a sinistra senza degnarsi di guardare se arriva
qualcuno mure a dritta. I’11° non è esaltante ma è comunque meglio del
vino rifilatoci, insieme ad un congruo assegno, dall’armatore dello Swan
45 che, all’ultimo giro di boa, con il suo bell’albero in carbonio, ha
prelevato, dal nostro, i sensori del vento.
Sebbene la serata sia a disposizione, si
va a letto presto e, contrariamente al solito, lasciamo deluse le decine e
decine di ragazze accorse da tutta la Maremma per vedere i loro idoli.
Sabato 7, dopo la nebbia mattutina, una
giornata meravigliosa. Andiamo a trovare i ragazzi di Sardares, Aurelio,
Evero & C, in regata su Marmellata J. Anche loro sono un po’ delusi dal
risultato del giorno prime così, in accordo con Aurelio, decidiamo di fare
una seduta interequipaggio di “mental coaching” per “resettarci”.
Noi corriamo benissimo. Nessuno cerca di
affondarci e chiudiamo secondi. Mauro, preso dall’euforia, inizia ad
adeguare il proprio look all’ambiente di banchina.
Serata in ristorante e a letto presto. Le
fans in banchina, ancora deluse, iniziano ad innervosirsi.
Domenica 8, ancora una giornata
meravigliosa. Sempre vento leggero e solita tattica. Peccato, però, che un
salto d’aria di 25° a sinistra ci relega nelle retrovie e dobbiamo
rincorrere. Il salto mette in crisi anche il comitato che posiziona
correttamente la nuova boa e cerca di spiegare il tutto via radio ai
concorrenti. Nasce una specie di “Porta a porta” radiofonico su quale boa
girare. Ognuno gira quella che gli pare. Noi cerchiamo di fare il percorso
corretto, finendo 8°. L’umore sale però, in banchina, quando notiamo che
Mauro ha completamente colmato le lacune d’immagine e si integra
perfettamente nell’ambiente velico professionistico, facendo vasche su
vasche nel paddock. Non mi è dato sapere se è stato concesso qualcosa alle
fans.
Pasquetta. Il tempo non smentisce la sua
benevolenza. Il Comitato riduce il percorso a 3 giri e si parte alle
12,30. In partenza siamo più aggressivi e ci buttiamo nel polverone.
Meglio lasciar perdere. Partiamo in diciottesima fila ma, bolinando con
attenzione, recuperiamo. Nonostante soli 3 giri, rimediamo ancora un 8°
che ci permettere di chiudere in generale al 7° su 34 della nostra classe.
Comunque contenti si rientra in banchina.
Mentre faccio la doccia, rigorosamente in barca, Roberto fa finta di
sparecchiare la barca e Mauro continua a fare vasche facendo autografi
alle fans, ormai giunte a migliaia anche dalla Padania. Pare che abbia
stilato un rigido calendario per vederle tutte al Libarium.
Sono soddisfatto. Roberto e Mauro, come
al solito, hanno avuto ragione. Pasquavela è una bellissima regata. Forse
mi sarebbe piaciuto di più farla in J perché con l’IRC non si capisce
nulla. Arrivi ore prima e poi sei dietro in classifica. Barche che
dovrebbero essere identiche hanno rating completamente diversi. Mi sembra
che tutto il sistema tenda a premiare sempre i più scaltri. Io intanto,
ringrazio il mio armatore, Michele, che poi, alla fine, tanto sgarrupato
non è visto che ha una bellissima barca, con tanto di riscaldamento,
veloce e ben attrezzata e, soprattutto, con un bellissimo equipaggio
“ignorante” al punto giusto.
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