| 22.04.07 |
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Gaetano Mura e il Gran Premio d'Italia
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Il nostro skipper in coppia con Pasquale De Gregorio si è scontrato coi mostri sacri della categoria nel Gran Premio d'Italia 650. La mancanza di una vela di prua per venti leggerissimi condiziona la tattica di gara. |
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Siamo qui ormai soli sui pontili dello yacht club di Genova,io e
Castelpesca, che preparo per partire in Francia. A mente fredda rifletto
sulla regata appena conclusa.E'stata una navigazione psicologicamente dura
a causa della quasi totale assenza di vento e di un’imperdonabile scelta
estrema, come giustamente è stata definita, subito dopo la partenza.Quest'ultima
è stata influenzata probabilmente da due fattori: le nuove barche
presenti, delle vere e proprie astronavi di ultima generazione, dopo il
via pareva che volassero, e dalla mancanza a bordo di un drifter in testa
leggero, adatto alla prima bolina già con pochissimo vento. Il momento più
duro è stato ingoiare il rospo e sapere di dover continuare per diversi
giorni nelle retroguardie con l’obbiettivo di portare a casa le preziose
530 miglia valide per la qualificazione alla Minitransat. Spesso é proprio
dalle situazioni difficoltose che si traggono gli insegnamenti più
preziosi, e per consolarmi, sfodero il massimo dell’ottimismo dicendo che
non tutti i mali vengono per nuocere e che al di là della condotta e delle
strategie più o meno vincenti, il mare ci ricorda, se mai ce lo fossimo
scordati che l’ultima parola è sempre la sua. Qualche ora dopo la
partenza, con rotta larga, la scelta si dimostra subito sbagliata e ci
ritroviamo impantanati mentre il resto della flotta beneficia delle
termiche a terra. Avanziamo per ore e ore a fatica tra le ariette, e
arrivati finalmente sotto le Porquerolles siamo costretti a rimontare
bordeggiando le isole con un bel vento da nord che va via via aumentando
mentre incrociamo la testa della flotta che già scende in poppa con i
gennaker a riva. Appena passato il cancello Porquerolles possiamo
finalmente dare gennaker, è stato l’unico momento di gloria di tutta la
regata: planando alla media di 12 nodi con punte a 14, recuperiamo
parecchie posizioni sia di giorno che durante la notte e arriviamo nel
pomeriggio dell’indomani nei pressi della Giraglia in nona posizione..Rimaniamo
imprigionati in una bolla di bonaccia dalla quale non possiamo far altro
che guardare impotenti i nostri avversari passarci lentamente davanti.
Alle 4 del mattino un colpo di vento improvviso di 25 nodi ci fa doppiare
rigorosamente bordeggiando di bolina l’isola della Giraglia; da questo
momento la nostra regata è come se fosse finita: il bilancio è 7 giorni di
navigazione ad una media sotto i tre nodi, 61 ore di bonaccia totale, 21
ore per girare l’isola del Giglio e per un finale degno, arriviamo
all’alba a poche miglia da Genova ma riusciamo a tagliare il traguardo
soltanto a mezzanotte ad una velocità abbondantemente sotto il nodo.Una
prova di resistenza e di autocontrollo che abbiamo portato a termine
serenamente."Serve a temprare il carattere" ha detto Pasquale, e lui di
resistenza in mare se ne intende, il suo giro del mondo senza scalo durò
ben cinque mesi. Abbiamo avuto se non altro in questi giorni tutto il
tempo per parlare di oceani di passioni e di progetti futuri. Quindi
ancora una volta una bella avventura…
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