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27.02.07

Roberto Pardini ci spiega....

Dall'addetto stampa del  Sardinia Sailing Team arriva un comunicato che vuole chiarire il perchè della "fuga" da Portorotondo dell'equipaggio condotto da Roberto Pardini. Sarebbe costruttivo avere da Chicco Clivio, Capo degli Umpires la sua versione sui fatti

 

 

 

 

 

 

 

Porto Rotondo, apertura della stagione match race 2007 di Roberto Pardini, in occasione  dell’ l’act 2 delle regate come sempre ottimamente organizzate dallo Yachting in Sardinia.

 In un weekend caratterizzato da belle condizioni di vento rafficato, talvolta intenso, il team di Roberto (Nello Stinca, Mariano Diaz e Giandomenico Murru) doveva confrontarsi oltre che con l’ emergente Davide Schintu ed il bravo Francesco della Torre anche con i più quotati “continentali”  Savelli e Mazzoni.

Vi erano quindi tutti i presupposti per una gara appassionante e di buoni contenuti tecnici, ma ci spiace dire che la manifestazione è stata in qualche modo condizionata dalla prestazione non esaltante del Comitato di Regata.

Occorre naturalmente cercare di supportare questa, ci rendiamo conto, pesante affermazione con le nostre considerazioni ed un breve resoconto dei fatti.

Il format della manifestazione prevedeva che i dieci concorrenti, divisi in due gruppi da cinque, disputassero due round robin per selezionare i quattro semifinalisti.

Nel girone B nessun problema: Savelli, imbattuto, guadagna il primo posto e Della Torre il secondo. Il girone A, più equilibrato, vede la perfetta parità tra Mazzoni,  Schintu e Pardini. Che fare per risolvere la parità? Il regolamento ISAF (C11.3 a) afferma  “…la parità dovrà essere, se possibile, risolta con una prova di spareggio. Se il comitato decide che non è possibile far disputare una prova di spareggio, la parità verrà risolta mediante sorteggio.

Ma il comitato, affermando di far riferimento al corsivo FIV, stabiliva che Mazzoni, primo nella ranking list,  veniva considerato primo nel round robin senza ulteriori spareggi e che Schintu e Pardini si contendessero il secondo posto con uno spareggio secco.

 Senonchè andando a vedere il corsivo FIV scopriamo oggi che i giudici hanno applicato solo metà della regola in quanto la FIV prescrive “…verranno elencati in ordine di ranking list ISAF…Il primo elencato supererà il primo turno di eliminazione”. A fugare ogni dubbio la regola prosegue “Per esempio: tre concorrenti in parità, elencati in ordine di merito A,B,C: B e C si incontrano, il perdente è terzo e il vincente incontra A per il primo e secondo posto. Ciò appare equo considerando che il primo incontrerebbe in semifinale il secondo dell’altro girone, ed è giusto che si guadagni sul campo tale vantaggio. Non ci pare sinceramente che l’applicazione parziale delle regole sia un comportamento accettabile da parte di giudici federali in competizioni ufficiali.

Comunque la gara andava avanti e Schintu, pur dimostrando notevolissimi miglioramenti, veniva eliminato nello spareggio da Pardini.

A questo punto le due semifinali erano Mazzoni-Della Torre e Savelli-Pardini. La prima veniva vinta per 2 a 0 da Mazzoni, mentre nella seconda la sfida era più legale che sportiva.

Il primo match vedeva la vittoria di Pardini, tra l’altro protagonista di un corroborante quanto involontario tuffo in mare, ma l’acqua gelida non ne placava i bollenti spiriti e non  gli  impediva di concludere vittoriosamente la prova.

Nella seconda prova il casus belli. Pardini vinceva la prepartenza, costringendo Savelli oltre la linea al momento dello start. Dalla barca comitato veniva segnalata l’infrazione issando la prescritta bandiera ma si ometteva l’altrettanto prescritto segnale sonoro (C.3.2 a1). Lo scaltro Savelli, evidentemente buon conoscitore del regolamento, accortosi di ciò, non rientrava completamente nel lato di prepartenza e partiva riservandosi con la bandiera rossa il diritto di protestare. Il match proseguiva quindi, ma Pardini era ormai lontano e conduceva tutta la regata in testa con notevole vantaggio. Ma, terminata la gara, Savelli  faceva valere le sue ragioni e veniva sentito dai giudici sui gommoni. Occorre anche rilevare che questo avveniva, contrariamente alla prassi, senza contradditorio in quanto Pardini non veniva convocato all’udienza.

 I  giudici comunicavano la loro decisione: a Savelli veniva riconosciuto il diritto alla riparazione e la regata andava ripetuta.

 Inutilmente Pardini ed il suo equipaggio cercavano di far valere il proprio punto di vista, così riassumibile. La riparazione per definizione presuppone un danno, ma quale danno aveva subito Savelli: il suo Ocs era stato, seppur irregolarmente, segnalato; lui se ne era accorto ed aveva quindi avuto modo di rientrare; non  lo aveva fatto ed era comunque partito; durante tutta la regata non aveva mai avuto la minima occasione di sopravanzare l’avversario; la gara non era stata interrotta e si era lasciato che le due barche la portassero  inutilmente a termine; con la ripetizione del match Savelli, sostanzialmente non danneggiato, veniva rimesso ingiustificatamente in gara, mentre una tale decisione sarebbe apparsa equa se dopo aver vinto la prova fosse stato dato perdente in conseguenza dell’ ocs..  

L’unico danneggiato appare Pardini che si vedeva costretto a regatare di nuovo per un finale altrimenti già acquisita.

Ma già innervosito dalla decisione sulla parità del giorno precedente e sentendo questa decisione come profondamente iniqua, dopo una rapida consultazione con l’equipaggio, che gli garantiva pieno appoggio, decideva di ritirarsi dalla manifestazione dando così via libera all’incolpevole quanto smaliziato Savelli,  che si aggiudicherà poi la finale contro Mazzoni per 2 a 0.

Ora, per valutare se quello di Pardini sia stato solo un capriccio o se sia possibile ravvisare un qualche elemento che  ne sostenga le ragioni, ricorriamo di nuovo all’appendice C del regolamento ISAF.

Il regolamento è in effetti ben conscio che non tutte le violazioni di regole costituiscano nella sostanza un danno per uno dei concorrenti, e ciò a maggior ragione se commesse dagli ufficiali di gara. Ed infatti al punto C6.6, Decisioni del comitato per le proteste, si legge “Se il comitato decide che l’infrazione di una regola non abbia avuto effetti significativi sullo svolgimento di un incontro può”, (oltre  che ordinare la ripetizione dell’incontro), “adottare un altro accomodamento ritenuto equo, che può essere anche quello di non imporre alcuna penalità” (C.6.6.b3).  Questa regola, scritta per violazioni da parte di concorrenti, appare applicabile senz’altro anche al caso in questione, in considerazione anche del fatto che  l’art. C9 sulle richieste di riparazione stabilisce che riparazioni per azioni improprie di barche ufficiali possono essere concesse solo se “possano avere seriamente interferito con la barca in competizione” e che “azioni o mancate azioni da parte degli arbitri non possano dare luogo ad alcun procedimento”.

Il ritiro della squadra Pardini, seppur impulsivo, non giustificabile e non politically correct, appare allora forse comprensibile, e la concessione della ripetizione del match per una irregolarità ininfluente commessa dal comitato appare un provvedimento non ispirato ai principi di sportività e allo spirito del regolamento di regata.

In conclusione, e scusandoci per la tediosa e cavillosa cronaca, facciamo i complimenti al bravo e incolpevole Matteo Savelli e confidiamo di risentirci in occasioni più serene e meno polemiche.

       

 

Roberto Pardini e Chicco Clivio quando erano "amici". Ora sarebbe interessante sapere l'altra campana, quella di Chicco Clivio capo degli Umpires

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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