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12.07.07

Gaetano Mura porta a termine un'altra impresa

Una qualifica di 1100 miglia in solitario. L'ultima impresa di Gaetano Mura col suo Castelpesca

 

 

L'articolo che segue è stata una sorpresa anche per me, che giunta la Porto di Cagliari,

con tanto di Manuale di Vela sottobraccio, ero convinta di dover raccogliere una serie di nozioni,

dalla tecnica di navigazione alla metereologia. Ho trovato molto di più, vorrei condividere con voi

la possibilità di guardare alla navigazione in solitario con occhi ancora curiosi.

 

La navigazione come metafora della vita…estrema.

 

Quando ho incontrato Gaetano Mura, subito dopo l’arrivo a Cagliari, ero convinta di dover soccorrere un uomo distrutto dalla fatica, invece mi ha dato una mano a saltare in barca e ha chiacchierato con me per ore. Quando poi scioglie il riserbo e abbandona il pudore che naturalmente domina le emozioni uniche provate, ti rendi conto che durante i quasi 15 giorni di navigazione quest’uomo è stato su di un altro pianeta, che il mare non lo conosciamo affatto, che i limiti umani sono più che altro concetti relativi e senza confini netti. La sua capacità di coinvolgere chi lo circonda è davvero grande, lo guardi mentre parla della sua avventura e pensi:”Si, forse ho capito quanto è dura e faticosa questa navigazione…”e, per quanto possa essere lontana dalla tua idea di “piacevole” ti trovi d’accordo con lui anche quando ti racconta che per far fronte alle innumerevoli difficoltà che si presentano, può trascorrere 50 ore senza dormire. In quelle condizioni estreme, i ritmi sonno/veglia si adattano alle esigenze e se, generalmente si tende gestire micro sonni di 5-10 minuti ogni ora, scopriamo che anche questo  può diventare un vero lusso. L’aspetto più pericoloso, ci spiega Gaetano è che quando si oltrepassa il sottilissimo confine di accettabilità, la mancanza di sonno non permette di valutare il proprio grado di stanchezza fisica. E durante una navigazione in solitario mentre si affrontano burrasche e tempeste, la determinazione e la precisione delle azioni vale la propria vita. Abbandonate quindi la poetica immagine della barca a vela che con 15 nodi di vento in poppa naviga attraverso placidi mari cristallini.

Nello spazio angusto di Castelpesca, dove ogni singola cosa ha una sua disposizione funzionale, ti rendi conto che la passione di Gaetano è davvero sconfinata, che lui è un navigatore atipico e che mai come in questo caso l’espressione fine a se stesso sia appropriata. Si, perché uno scopo vero e proprio probabilmente non c’è, è una ricerca incessante di sé, del mondo, dei limiti e delle potenzialità di entrambi e soprattutto del piacere che ne scaturisce, filosofia pura. Quando gli chiedi il perché di tutto questo, ti risponde che fondamentalmente segue il suo istinto.Se ciò apparentemente sembra stridere con il fatto che partecipi a delle gare, e optare invece per una navigazione libera e indipendente, Gaetano ti invita a riflettere sulla necessità di confrontarsi con altri, su quanto questo confronto sia produttivo così come lo è rispettare un programma e seguire la disciplina alla quale necessariamente il mare ti obbliga, rende la navigazione un momento di crescita personale e professionale. Durante gli ultimi mesi Mura, ha atteso a tutti gli impegni che gli hanno consentito di qualificarsi alla Transat 2009, dopo il Gran Premio d’Italia Classe Mini 6.50, il periodo Camarguese è stato davvero proficuo dal punto di vista esperienziale. La Mini Solo, è stata una prova durissima, il Golfo del Leone si conferma un mare insidioso, il mare in burrasca e venti fortissimi hanno costretto numerosi partecipanti a ritirarsi dalla gara.I francesi, veterani della Classe Mini, hanno salutato quindi con grande stima l’arrivo in porto di Mura che oltretutto ha guadagnato una buona posizione arrivando 15°. La Course des Lions disputata in doppio insieme a Pendibene, è stata una bella gara, alto livello tra le barche e gli skipper, e Gaetano non nega una iniziale tensione nel confrontarsi con velisti come Caracci, Podestà, Le Claquin, Douget che ha vinto l’ultima edizione della Transat. Grandissima soddisfazione quindi nel piazzarsi al 13° posto.

Ancora da Port Camargue i preparativi e la partenza per la qualifica in solitario, 1100 miglia senza scalo su percorso: Port Camargue – Barcellona – Port Camargue – Capo Corso – Giannutri – Capo Corso – Cagliari. Il via, venerdì 15 giugno, senza motore a bordo ( ciò significa che per qualsiasi emergenza dovrai cavartela solo ed esclusivamente a vela ) e con condizioni climatiche sfavorevoli. Una navigazione di 14 giorni e 22 ore attraverso il Mediterraneo, affrontando le più disparate situazioni tecniche, climatiche, logistiche e non ultime emotive. Si, a bordo si piange, ci si guarda dentro e, probabilmente ci si commuove sentendosi parte degli elementi naturali che si vivono, si affrontano, si rispettano. I momenti più difficili, non sono stati quelli che tutti noi potremmo immaginare, onde altissime, venti a più di 40 nodi, mare in burrasca, ma la bonaccia con tanto di nebbia. Una condizione di stasi che ti logora e che è la totale negazione di quello che stai cercando di fare, navigare. Il momento più estremo, quello alla boa nel Golfo del Leone, dove il mare ha dato davvero il meglio di sè. Durante tutto il percorso Gaetano è stato piuttosto conservativo, senza portare la barca al massimo, solo davanti alle Bocche di Bonifacio, notoriamente pericolose, con grande azzardo ha seguito l’impulso di arrivare prima possibile in Sardegna per poter finalmente navigare in acque familiari, portando a termine il 30 giugno alle 3del mattino la sua fantastica avventura.

                                                                 Laura Ambus