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Qualche anno fa al ritorno da una mia trasferta più
lunga del solito scopro che i miei figli si sono appassionati alla vela. E
vai! Sono subito contentissimo! Un po’ per
emulare
il padre (sarà vero?) un po’ perché a mia moglie veniva bene portarli la
mattina a Marina Piccola mi ritrovo due figli appassionati di vela.
Grande!! Avevo paura che il delirio
nazionale per il calcio contagiasse anche loro. Quindi a casa mia si
inizia a parlare di vela. Che cosa bella! A fine Estate arriva il primo
tributo a questa grande passione: pagare la scuola vela di tutta la
stagione. E vabbè, lo faccio molto volentieri, fanno uno sport sano,
sempre in mare, sono contenti e fanno il mio stesso sport. Ma sì, pago la
scuola vela col sorriso sulle labbra. Finisce l’Estate ed ecco che
arrivano le prime decisioni da prendere. Mio figlio più grande deve
iniziare l’agonismo e urge una barca. “Macchè barca!!” dico io “Io sono
cresciuto con le barche del club, perché non dovrebbe fare lo stesso anche
mio figlio?” Ma mi ritrovo subito in minoranza. Dal club le pressioni su
mia moglie per l’acquisto di una barca si fanno sempre più forti. In
effetti nell’ambiente è molto nota la mia poca propensione a spendere,
quindi opera di convincimento su mia moglie che è l’unica ad avere
l’autorit à
di farmi aprire il portafoglio. Io tengo duro, ma discuti oggi,
discuti domani alla fine sono costretto alla resa: si compra l'Optimist. Vado a vedere la barca da acquistare e incontro il genitore
del proprietario. Il primo impatto è traumatico. Mi mostra la barca ci
accordiamo subito sul prezzo ma poi mi intavola un discorso su vele,
alberi, e picco che ho difficoltà a seguire. Mi parla di vele radiali,
blue light, radial medium, red light…. Mi spiega cosa bisogna prendere per
ottimizzare le prestazioni di mio figlio e tante altre cose che proprio
non conoscevo. Io sono completamente disorientato anche se faccio finta di
capire tutto. D’altronde ho una reputazione da difendere e non posso farmi
trovare impreparato. Dopo questo primo assaggio di teoria sull’Optimist
butto mio figlio nella mischia dei regatanti. Tutta la famiglia
viene
coinvolta in questa nuova avventura. Anzi subito i figli velisti sono due
ma l’altro è piccolo e usa ancora le barche della scuola. Ora siamo una
famiglia felice. A casa si parla di bordi, virate, strambate,
regolamento…. Nella porta del frigorifero di casa abbiamo appeso il
calendario delle regate dei nostri figli. Insomma tutta la famiglia ruota
intorno alla vela. La cosa più sorprendente è stata l’evoluzione di mia
moglie. Prima non sapeva niente di vela. Per anni sono rientrato a casa
dopo le regate e mai mi ha chiesto un risultato. Ora anche dopo la regata
più sfigata si informa subito del mio risultato. Anzi quando faccio
qualche risultato dice ai miei figli: “Avete visto Papà che bravo?” Boh?
Sa poi tutto sulle barche e sulle vele. Conosce il regolamento, conosce i
materiali. Conosce tutte le marche delle cerate, dei salvagenti, calzari,
mute e ecc. Ma come ha fatto la mia signora ad imparare così tanto sulla
vela? Decido di indagare. Scopro che nel primo pomeriggio allo Yacht Club
Cagliari tutti i giorni si incontrano genitori dei ragazzini degli
Optimist che dopo aver affidato i propri figli ai vari allenatori rimane
lì a chiacchierare. Un giorno mi avvicino e scopro che l’argomento
principale è la vela!!! Durante queste riunioni si analizzano tutte le
teorie della vela, con particolare attenzione alla classe Optimist. Ogni
mezza frase uscita di bocca dagli allenatori viene studiata attentamente
per carpire ogni eventuale dato tecnico per poter migliorare le
prestazioni del proprio figlio. Ognuno poi dice la sua, aggiungendo dati
per una migliore analisi. Spesso gli argomenti riguardano le vele.
Origliando ho scoperto che ci sono vele che ti fanno stringere di più di
bolina e altre che, se sbandi un pochino la barca, ti fanno andare più
veloce. Con altre vele invece bisogna tenere la barca piattissima. Sarebbe
utile a tutti i velisti andare di tanto in tanto a queste riunioni. C’è
tanto da imparare. Basta vedere i progressi fatti dalla mia consorte!!!
Poi ci sono le trasferte
Le trasferte sono un evento da vivere full
immersion. In primis c’è la tassa di 25.00 Euro per poter usufruire del
furgone e carrello del club (oltre alle spese di viaggio-vitto-alloggio).Poi
c’è il rito preparatorio. Tutti insieme appassionatamente genitori e figli
ci si trova al club per caricare le barche nei carrelloni. La scenetta
tipica è: babbi tutti sudati al lavoro come scaricatori di porto e figli
che tutti insieme giocano a pallone nel piazzale. Ogni volta giuro “Mai
più!” Però mi piego alla solita autorità di mia moglie che mi dice. “Non
fare come sempre. Ci sono sempre tutti i papà e tu non ci sei mai! I
nostri figli sono i meno seguiti di tutti! Se solo ci stessi un po’
dietro….!!” Zitto con la testa china mi ritrovo a lavorare per caricare
gli Optimist. Un altro genitore nella mia stessa situazione mi fa notare
sottovoce: “ Quando
io
ero piccolino i grandi si divertivano giocando a pallone e io dovevo fare
il raccattapalle. Ora che sono cresciuto sono i miei figli a giocare
mentre e io continuo a fare i “lavori sporchi!” In effetti il ragionamento
non fa una piega! Finalmente si parte. Quando si arriva a destinazione
stessa trafila con in più il rito della messa a punto delle barche. “Il
“rake” va messo a 282 ma se tuo figlio è leggero lo puoi portare a 281,5”.
In giro tutti i genitori non parlano d’altro che della messa a punto delle
imbarcazioni (dei loro figli) mentre i ragazzi hanno ripreso la partita di
pallone interrotta poco prima della partenza. La regolazione del picco è
un evento che richiede una concentrazione particolare. Ogni particolare è
curatissimo. Poi quando le barche sono trimmate perfettamente (dai
genitori) compaiono i ragazzi per andare in mare e il grosso dei genitori
sta a terra. La tensione a terra, anche se è ben celata, è molto superiore
a quella in mare. C’è chi fa finta di niente e si fuma una sigaretta
dietro l’altra; c’è chi invece se ne frega di tutto e si arrampica su
qualche roccia o su qualche bitta (vedi foto) per seguire le regate
che, per tradizione sarda, si tengono al di fuori delle acque
territoriali. I più accaniti riescono a rimediare un posto in gommone in
modo da poter far fare al proprio figlio la tattica migliore. “Il bordo
buono è a destra!” dicono con la sicurezza di Paul Cayard. Al rientro a
terra ricomincia la trafila dei genitori che lavorano e i ragazzini
giocano tra di loro…
Poi si riprende con le discussioni sul materiale. Le
famiglie al gran completo discutono sulla validità dei materiali usati.
Spesso anche le mamme sono molto ferrate in materia. Da come si parla
sembrerebbe che i nostri figli abbiano ormai acquisito una tale
sensibilità nel condurre la barca che il materiali siano diventati
importantissimi. Azzardo – con la mente rivolta al portafoglio- che ancora
i ragazzi non sono in grado di apprezzare differenze tra vela e vela o tra
albero e albero, ma subito vengo zittito dallo sguardo di mia moglie: “Ma
perché tu sei l’unico che dice queste cose? Tutti comprano ai propri figli
i materiali migliori, stanno attenti alle vele e fanno in modo che i figli
abbiano le vele sempre nuove. I nostri figli sembrano proprio abbandonati!
Anche gli allenatori dicono che le vele dei nostri ragazzi non vanno bene.
Possibile che tu sia l’unico che la pensa in maniera diversa?” In effetti
sono l’unico che la pensa così e quindi, imparata la lezione, pondero bene
i miei interventi. Purtroppo il caso non è chiuso. Infatti, puntuale, dopo
qualche giorno l’argomento si ripresenta e ancora una volta devo
arrendermi all’opinione generale: mio figlio ha “bisogno” di una vela
nuova. Apro il portafoglio ed ecco che abbiamo una nuova vela “Radial”, la
vela che va per la maggiore, quella che tutti i genitori mi hanno
consigliato. Non solo. Per la nuova vela abbiamo acquistato anche un rig
tutto nuovo, adatto alla vela appena acquistata. Non voglio parlare di
cifre perché al solo ricordo mi vengono i brividi. Ora con la vela nuova
ci saranno grandi risultati….. Fa le prime regate e le classifiche non
mostrano questo grande cambiamento, ma mi spiegano che deve ancora
prendere la mano con tutta l’attrezzatura nuova. Sapete, la conduzione
della barca è totalmente diversa con questa vela…….E pensare che siamo
solo all’Optimist. E quando andranno in 420?
Bah, ora inizio a pensare: Ma non era meglio quando
giocavano a calcio. Lì dopo aver comprato le scarpe coi tacchetti tutto è
finito!
Ogni riferimento a personaggi reali è puramente
casuale
Ciao a tutti.
Antonello Ciabatti
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