| 21.12.07 |
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Uno Snipe in formato ridotto |
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I più anziani ricordano ancora adesso l'episodio di questa barca,
costruita in casa, calata dal primo piano di un appartamento in via
Garibaldi. I ragazzi al tempo non avevano la Play Station e allora per
divertirsi dovevano inventarsi i "giochi". E pensare che ora i nostri figli
non sanno neanche carteggiarsi l'Optimist!!
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Forse mi sbaglio, ma questa è una delle prime derive - se non la
prima- che ha solcato le acque del golfo di Cagliari.
Si tratta di "Penna Bianca" Uno "snipe" in scala 0,80 circa,
autocostruita dai fratelli Ciabatti nel cortile della loro Nonna, dalla
cui casa uscì da una finestra al primo piano affacciata sulla via
Garibaldi.
La scala ridotta della costruzione, rispetto ai piani
originali dello "snipe", fu imposta dalla necessità di recuperare il
materiale di uno "snipe" abortito a causa di alcuni errori degli
improvvisati carpentieri.
Correva l'anno 1951 (più di mezzo secolo fa) e la deriva -
tra i lazzi e i frizzi degli storici tradizionali "mostri sacri" della
Lega Navale proprietari della flotta dei "gozzi" - equipaggiata dai
costruttori, otteneva lusinghieri risultati sportivi e contribuiva alla
nascita di un movimento velico sportivo che non si è più fermato.
La nostra barca non è stata la prima deriva che ha solcato le
acque territoriali di Cagliari; esisteva già prima un "Beccaccino" che
trovandosi permanentementen in secco sulle banchine della darsena,
era oggetto di attento studio da parte nostra nella previsione di
giungere, prima o poi, alla costruzione di un modello simile.
La barca di cui parlo - se non ricordo male - era di
proprietà di Cosimo Cannelles che allora, come noi, abitava in
Castello. Egli la usava, suscitando tutta la nostra invidia, quasi
esclusivamente d'estate al Poetto. Allora non si facevano regate!
La costruzione di "Penna Bianca si avvalse effettivamente
del materiale di recupero di una precedente fallimentare costruzione;
aggiungo però che questo materiale fu integrato da legname recuperato
dagli infissi semidistrutti dei vicini palazzi colpiti dalle bombe del
1943. L'uscita da casa di nonna Eugenia in via Garibaldi si svolse
effettivamente come descritta, ma con la decisiva collaborazione degli
abitanti del piano sovrastante i quali, mentre lo scafo usciva dal
balcone, provvedevano a mantenerlo sospeso con delle corde. Aggiungo
che la barca, caricata su un carretto a due ruote - chissà chi ce lo
aveva prestato - fu da noi spinta a braccia per tutto il percorso
sino al Poetto dove scese felicemente in acqua. La nostra emozione fu
indescrivibile!!!
Effettivamente quando cominciò un minimo di attività
agonistica, questa barca si comportò molto bene, nonostante il suo
handicap di peso e di dimensioni nei confronti dei "beccaccini" che si
andavano man mano presentando. Mi piace ritenere che il merito fosse
da attribuire in gran parte all'equipaggio che fu il primo ad
affrontare le problematiche della vela con rigore scientifico.
Lucio Ciabatti
Ciao ragazzi Ernesto Ciabatti
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