Ma bisognava aspettare il World Yacht
Racing Forum appena concluso a Estoril per capire qual è la strada
giusta per promuovere la vela nei prossimi anni? Bisognava aspettare che
le grandi menti della vela mondiale dicessero la loro per capire
quali fossero i punti fondamentali per lo sviluppo della vela a tutti i
livelli? Ovviamente no, perché noi, su Sailing Sardinia, l’avevamo già
detto da tempo.
Scherzi a parte, vogliamo prendere spunto
dal
World Yacht Racing Forum, che si è tenuto qualche giorno fa a
Estoril, per fare delle considerazioni che, con Sailing Sardinia,
avevamo in passato già abbondantemente esternato. Ma il fatto più
curioso è che ciò che è venuto fuori da Estoril per la maggior parte dei
casi coincide con la Sailing Sardinia philosophy! Ok, tutto ciò riguarda
principalmente la vela professionistica, spesso lontanissima dalle
nostre realtà; ma si sa, ciò che fanno i bigs coinvolgerà presto anche
noi. E’ solo questione di tempo
Percorsi vicino a terra
Da
anni spingiamo per fare percorsi vicino a terra vestendo i panni di Don
Chisciotte nella guerra contro i mulini a vento. Quante volte siamo
stati presi per cretini quando abbiamo criticato un Comitato di regata
che posiziona un campo di regata “fuori dalle acque territoriali” (frase
presa dal vocabolario di Gfranco Gessa). Quante volte anche gli stessi
regatanti si sono lamentati del vento irregolare di un campo di regata
troppo vicino a terra. Beh, signori, se vogliamo far crescere la vela;se
vogliamo attirare gli sponsor; se vogliamo continuare a fare vela,
bisogna che ci avviciniamo alla costa e alla gente, che entriamo nelle
città. Pensate che, se il campo venisse messo più vicino a terra, il
fattore fortuna possa incidere più pesantemente? Probabilmente sì, ma
alla fine i più bravi saranno sempre lì avanti, nella parte alta della
classifica. E magari avremo qualche colpo di scena in più e di
conseguenza anche qualche sponsor in più!
Contenimento dei costi
Quanto
sono dannose le esclusive regate dei re e dei vip per la nostra vela?
Quanto è importante fare in modo che la vela sia economicamente più
facile? Perché puntare su barche che costano cifre iperboliche? Perchè
non puntare su classi più economiche? Perché avere l’albero in carbonio,
se uno di alluminio, purchè uguale per tutti, fa benissimo il suo
dovere? Insomma bisogna fare in modo che ci sia più gente in grado di
andare a vela e questo lo possiamo fare con delle classi più economiche.
A morte le classi a rating con una ricerca esasperata
sull’ottimizzazione dei materiali (ed un conseguente aumento dei costi)
e lunga vita ai rigidi monotipi (possibilmente a buon prezzo) che
contengono i costi di gestione. Se poi sono anche veloci e spettacolari…
Grandi velocità
Questo punto non è, a nostro avviso,
fondamentale. Certo a tanta velocità corrisponde un sicuro spettacolo,
ma se anziché viaggiare a venti nodi le barche viaggiano a 12 nodi va
benissimo. Se poi questi pochi nodi di velocità in meno servono per
ridurre i costi…
Regole più semplici
Tempo
fa avevamo fatto un post su un tale che nel Nord Europa aveva lanciato
la proposta indecente di eliminare tutte le regole di regata per
facilitare la comprensione di una regata da parte del grande pubblico.
Ok, ok, è sicuramente una provocazione, ma siamo concreti: il
regolamento di regata non è forse soggetto alla
interpretazione personale del giudice del momento? Quante regole sono
difficili da interpretare? Un esempio? La definizione della giusta
rotta. Dicesi giusta rotta quella che una barca vorrebbe seguire per
arrivare più presto possibile, in assenza di altre imbarcazioni alla
meta. Ma qual è la rotta migliore? Più all’orza o un po’ più poggiata?
Chi decide qual è la giusta rotta? Ma se anche i migliori timonieri
spesso vanno a tentativi per cercare la giusta rotta, come può un
giudice (che spesso non è poi un gran "manico" ), su un gommone, a
stabilire quale sia la giusta rotta? Lo può solo interpretare e con un
grande margine di errore. E come lo può capire il giornalista che la
vela l’ha vista solo in tv? E come può lo stesso giornalista spiegarlo
al pubblico? E vogliamo parlare della regola 42, la famosa regola sul
pompaggio? Qui le seghe mentali si sprecano. Ho visto trattati di decine
di pagine che i giudici si passavano per tentare di applicare in maniera
corretta questa difficile regola. Ma se la eliminiamo non è più facile
per tutti? Insomma facciamola facile per tutti e anche in questo caso a
guadagnarci sarà la vela
Chiusura delle aule di
protesta.
Tutte le decisioni devono essere prese in
mare senza nessuno strascico a terra. Fondamentale quindi riallacciarsi
alla semplicità delle regole proprio per facilitare il lavoro ai giudici
in mare. E dal mare deve uscire il vincitore, non da un’aula di
protesta. Se vogliamo far capire la vela al grande pubblico dobbiamo far
vedere che il vincitore è il primo che taglia il traguardo. Va da sé che
le regate a compensi non sono neanche da prendere in considerazione
Riduzione delle classi
Troppe
classi e troppi campioni sono un grande danno alla vela. Meno classi,
magari con più categorie che arrivino fino al top, dove troviamo i
grandissimi campioni della vela. Un calciatore della 3° categoria non
può giocare contro la Juventus o l’Inter. Però giocano con lo stesso
pallone e nello stesso campo. E allora perché non avere una stessa barca
che possa essere usata sia dai dilettanti sia dai campionissimi, ma con
delle rigide selezioni per arrivare alla serie A della vela. In questo
modo per i media è più facile identificare la regata più importante,
quella che conta veramente. E alle Olimpiadi mandiamoci classi già
diffuse in tutto il mondo e non quelle costosissime frequentate da pochi
facoltosi velisti
I Campioni.
Per
avere successo ogni sport ha bisogno di avere il suo campione da
seguire. Il campione fa da traino sia per il grande pubblico, sia per i
praticanti. Valentino Rossi ha rilanciato alla grande il motociclismo in
Italia; Alberto Tomba l’aveva fatto per lo sci; Alessandra Sensini lo fa
per il windsurf e, da noi, il nostro Andrea Mura sta facendo tantissimo.
Anche questo è un punto che abbiamo sempre sostenuto e il lavoro (poi
purtroppo non andato a buon fine) della ricerca di contributi per i
nostri atleti più forti è una tangibile testimonianza della nostra
volontà. La vela decollerà veramente quando ci sarà un personaggio di
spicco, che sarà universalmente riconosciuto come un grande campione. E
perché ciò avvenga torniamo all’argomento già trattato sopra: meno
classi, meno campioni ma più facilmente riconoscibili
Comunicazione.
La vela è uno sport
minore e come tutti gli sport minori ha poco spazio nella grande
televisione. Ma ormai Internet è una grande realtà e la vela trova i
propri spazi nel web. Vi ricordate qualche anno fa quando si veniva a
sapere che, a qualche orario improbabile della notte, ci sarebbe stato
in tv un programma di vela? Vi ricordate che puntavamo la sveglia per
non perderci i 5 minuti di vela trasmessa in tv? Beh, ora non ce ne può
fregà de meno. Ora c’è internet e da qualche parte, quando vogliamo,
possiamo trovare il video che ci interessa, basta cercarlo. Ma vi
ricordate come aspettavamo con ansia l’uscita del Giornale della Vela su
cui ci sarebbe stato l’articolo della regata (corsa il mese prima) a cui
noi avevamo preso parte? Ora il Giornale della Vela non lo compriamo
quasi più. Tanto rileggeremo le news già viste e riviste, in tutti i
loro dettagli, sui vari siti internet di vela. La comunicazione per il
grande pubblico passa per i canali tradizionali (tv e riviste) ma
l’appassionato ha bisogno di sapere di di più. E quel di più glielo
dobbiamo dare con internet e con tutti quei siti e blog che sono sempre
più specifici.
Insomma, quando noi parliamo di
vela-spettacolo parliamo della vela che vorremmo e attualmente ci sembra
che gli Extreme 40 siano ciò che più si avvicina all’idea della vela del
futuro