50 anni di vela

 

Finalmente ci sono riuscito. Era da qualche anno che cercavo di convincere mio zio Titti (al secolo Ernesto Ciabatti) a darmi l’autorizzazione per pubblicare il suo libro sulla vela. Lui è sempre stato molto scettico sull’argomento “Ma cosa vuoi pubblicare? L’ho scritto per me e non gliene frega niente a nessuno dei miei scritti” E in effetti non ho insistito tanto perché in fondo anche io l’ho sempre pensata come lui, nel senso che il suo libro ( se così lo possiamo chiamare) riguarda fatti della mia famiglia e se a me piace è forse perché sono direttamente coinvolto. La domanda che sorge spontanea è: piacerà anche a voi? Penso di sì, perché al di là della storia che parla di Titti e la vela, in questo libro troviamo tanti episodi dimenticati che solo un velista della sua generazione può ricordarci.

Titti segue sempre la vela cagliaritana e non c’è Domenica di regata a Marina Piccola in cui lui non compaia armato di macchina fotografica e, nonostante il suo carattere esuberante, rimane un po’ in disparte e segue sempre, con attenzione, gli sviluppi della vela cagliaritana

E' nostra intenzione pubblicare a puntate questo scritto di Titti e speriamo possa affascinare voi come ha appassionato noi

1933

Una vecchia fotografia porta una data scritta in bella grafia sul bordo inferiore: 1933

Un bambino di circa due anni, biondissimo, dallo sguardo incuriosito, con un vestitino sdrucito da cui spuntano due esili gambette è tenuto per mano da un altro bambino, vestito da marinaretto che con aria furbastra osserva divertito la macchina fotografica. A sua volta il marinaretto è tenuto per mano da un altro bambino, chiaramente cresciuto troppo in fretta, che con una smorfia bonaria cerca di difendere gli occhi dal riverbero del sole.

In primo piano campeggia il modello di una bella barca a vela adagiata elegantemente sull’invaso. L’albero è più alto dei bambini e porta la randa infierita cazzata a ferro. Lo scafo è bianco, la coperta in legno scuro e un lungo bompresso sostiene gli stralli dei due fiocchi.

Dono di uno zio paterno, direttore di macchina sui mercantili, scatenerà per anni, l’inesauribile fantasia dei tre bambini e accenderà un fuoco che ancora non si è spento.

 

 

1934

Nonna Eugenia trascorre la notte nella casa di via Lamarmora. E’ un avvenimento insolito e tutta la famiglia si adopera per rendere questo soggiorno il più confortevole possibile. Dai bauli vengono amorevolmente tirate fuori le più belle lenzuola. Vengono stese sul letto migliore ma………..orrore, proprio nel mezzo, compaiono due buchi triangolari, uno grande e uno piccolo. Sembrano due occhi ridanciani che ammiccando guardano le donne stupite.

Sono semplicemente due vele: un fiocco e una randa. Scoppia una buriana che inesorabilmente si abbatte sul più piccolo, un tenero fanciullo di soli quattro anni con i capelli biondissimi e lo sguardo smarrito.

Divenuto uomo, il bambino, non si ricorderà di essere stato tra i primi velai ad aver tagliato vele Marconi e chissà…….forse anche il primo genova in testa d’albero. Ma potrebbe anche essere stata l’opera geniale di  qualche altro precursore rimasto sconosciuto.

 

 

1936

Un uomo sui quarant’anni conduce a spasso i suoi quattro figli. Tiene per mano il più piccolo, un esserino che cammina appena, nero nero, con due occhi che sembrano due carboni ardenti. Gli altri tre bambini razzolano intorno, ognuno immerso nei suoi sogni, nelle proprie fantastiche avventure. Lo scenario è sempre lo stesso: il porto, le navi, le barche, il mare. Sul faro del molo di levante lo sguardo spazia verso il mare aperto e l’uomo racconta di sommergibili sbattuti dal mare in tempesta, di sommergibili posati sul fondo braccati dai caccia  austriaci, dell’aria che si fa sempre più pesante e irrespirabile, di volate folli con i MAS in Adriatico e nel Tirreno, di estenuanti traversate oceaniche con le carboniere dirette in America, gli arrivi nei porti sconosciuti, le partenze, le burrasche, la vita del marinaio.

I bambini ascoltano, non perdono una parola, capiscono anche che l’uomo ha voltato le spalle al mare, lo ama ma anche lo odia per quella sua giovinezza bruciata nella sala macchina dei piroscafi, assordata dal boato dei dodici cilindri dei MAS, avvelenata dall’aria  maleodorante dei diesel dei sommergibili. Ma l’uomo è rimasto sempre un marinaio. Custodisce gelosamente le fotografie in cui è ritratto in divisa di allievo dell’Accademia Navale e di giovane ufficiale. Dipinge sommergibili nel mare in tempesta, costruisce modellini di navi, compra libri che parlano di mare. Ogni tanto il fratello maggiore che naviga ancora fa scalo a Cagliari. Sembra portarsi dietro il profumo di terre esotiche. I bambini crescono in questo ambiente, respirano quell’aria e il loro libro preferito sarà l’Almanacco Navale, il premio ambito: la passeggiata domenicale al porto.

 

Non c’è due senza tre

Circa un anno fa buttai giù alcuni ricordi dell’infanzia, della guerra,e dello sfollamento dedicando idealmente quelle poche righe a mio fratello Lucio con il quale avevo vissuto quelle vicende. Ormai avevo peccato, e ci avevo anche preso gusto, perché non continuare?

La mia vita, che tutto sommato, mi era sempre sembrata grigia, opaca, monotona non pareva offrirmi spunti degni di nota fino a quando un pungente odore di  benzina avio, il ruggito di un motore smanettato a tutta potenza , il gracchiare in cuffia dei controllori, un folletto che danzava trepidante davanti al disco di un’elica mi ricordarono che nel mio piccolo avevo vissuto una travolgente straordinaria avventura durata quindici anni. E chi meglio di Gino poteva capire quelle ansie, quelle gioie, quelle paure e quelle solitarie palpitanti emozioni?

Scrissi così di quella mia seconda giovinezza, poche pagine, ma dalle quali traspare il mio grande amore per gli aeroplani e il volo e soprattutto quanto l’aviazione in quindici anni era riuscita a darmi.

Ma ho avuto, anzi ho, un altro grande amore: la vela. Questa passione mi travolge ormai da quarant’anni e come tutti i grandi amori  ha i suoi alti e i suoi bassi ma l’emozione, quando salgo su una barca a vela è quella di sempre. Basta un po’ di vento,  una vela candida, uno scafo sbandato  e mi sembra di assistere a un miracolo della natura, un miracolo a cui ancora non mi sono abituato.  Sono decenni che vado su e giù nel golfo ma potrei continuare per secoli senza stancarmi.

Eccomi quindi a scrivere alcune paginette, che dedico naturalmente a Piero. E’ un suo diritto, è quello che tra di noi ha avuto una militanza più impegnativa e prestigiosa, quello che veramente non ha mai tradito, quello che veramente ha dato tutto se stesso alla vela.

Ma Piero, ancora una riflessione, anzi un’intima confidenza. Nel complesso sei sempre stato più bravo di me, lo ammetto senza riserve, ma per quanti sforzi abbia fatto, non sono mai riuscito ad ammettere, nel mio intimo, che al timone di uno I.O.R. tu riuscissi a mettere la tua prua davanti alla mia. Hai regatato con le barche  che a Cagliari erano sempre considerate al top mentre io,spesso, mi sono dovuto accontentare, ma quando le mie armi erano affilate come le tue, confessalo, hai sempre saputo che potevi vincere la regata solo passando sul mio cadavere. Senza presunzione, a quei tempi, in Sardegna non c’era nessuno migliore di noi e se avessimo potuto fondere le nostre qualità quale magnifico timoniere sarebbe nato. Qualcuno, in banchina, potrebbe anche sorridere, ma pochi hanno sorriso in mare anche perché gli uomini migliori erano con noi e noi con loro.

Facemmo la nostra prima regata insieme nel 1955. Ricordi ? Era forse la prima Poetto-Cagliari. Finemmo a bagno per una strambata involontaria, ma perdio, eravamo in testa con Han Bum Bam cavalcando una levantata che ci lasciava senza respiro.

Abbiamo fatto l’ultima regata insieme il 5 marzo 1989. Trentacinque anni di regate, di boline di lotte.

 

 To be continued...

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

 

   
   

 
   

 

 

 

 

 

L'Autore del sito non è responsabile dei commenti inseriti nei post o dell'utilizzo illegale da parte degli utenti delle informazioni contenute e del software scaricato ne potrà assumere responsabilità alcuna in relazione ad eventuali danni a persone a seguito degli accessi e/o prelevamenti di pagine presenti nel sito. Eventuali commenti lesivi dell'immagine o dell'onorabilità di persone terze non sono da attribuirsi all'autore del sito, nemmeno se il commento viene espresso in forma anonima o criptata. Nei limiti del possibile, si cercherà, comunque, di sottoporli a moderazione. Alcune immagini pubblicate (foto, video) potrebbero essere tratte da Internet e da Tv pubbliche: qualora il loro uso violasse diritti d'autore, lo si comunichi all'autore del sito che provvederà alla loro pronta rimozione.