Chico Forti. Perchè siamo con lui

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Chico Forti. Perchè siamo con lui

By Sailingsardinia   /     gen 18, 2020  /     Varie  /  

83036365_10157271500312804_9102088336578707456_n“Preferisco non essere attore in tutta questa vicenda ma cercare di aiutarlo concretamente. Troppe persone si sono inserite in questo contesto per essere al centro dell’attenzione.” Questa frase, detta da un vero amico di Chico Forti, sintetizza un pensiero sempre più comune tra quelli che sono stati vicini al nostro amico ingiustamente incarcerato in Florida. Per questo, per far capire come e perchè Chico è vicino al mondo windsurf. abbiamo preferito affidarci al pensiero scritto su facebook da Pietro Porcella, uno che con Chico ha veramente condiviso tanti momenti prima che…

chico-forti-le-ieneA differenza di tutti gli altri personaggi famosi e non, che finora hanno parlato o operato per aiutare Chico Forti (dal giudice buonanima Ferdinando Imposimato a Red Ronnie, da Jovanotti a Roberta Bruzzone, da Fiorello alle Iene, da ‘Chi l’ha visto?’ a Rocco Siffredi alle schiere di migliaia di persone sui social e nelle chat) sono l’unico, tra i suoi pubblici difensori, che veramente lo conosceva profondamente e lo frequentava e lo sentiva e lo ospitava costantemente nel ventennio che precedette il suo trasferimento in Florida.


Dalla fine degli anni ’70 quando era un istruttore di vela tra Sardegna (d’estate) e le Canarie (d’inverno) a quando, come aspirante surfista professionista ha iniziato a girare il mondo non stop seguendo la nascita ed l’esplosione della World Cup di windsurf (’83-’87).
Senza una lira, senza sponsors, inizialmente come ‘service man’ di una delle marche piu’ importanti (l’Hy Fly) ma con una carica coinvolgente e tanti piccoli scambi ed espedienti che mantenevano vivo il suo sogno fino a farlo partecipare (nel 1985) come primo italiano in gara. Chico era un vulcano di idee e simpatia. Quei primi due anni eravamo gli unici due italiani presenti in tutte le tappe del tour. Io come giornalista specializzato e lui come ‘meccanico’ e amico degli atleti. Decine e centinaia di momenti goliardici nei cinque continenti che non dimenticheremo mai e che abbiamo abbiamo rinvangato (con le lacrime agli occhi dalle risate) quando sono andato a ritrovarlo al carcere di …..Everglades un quarto di secolo dopo.
Il suo spirito gioviale lo poneva sempre al centro dell’attenzione, con grande empatia degli astanti internazionali e questo gli faceva perdonare eventuali piccoli ingenui dispetucci o dimenticanze, che ogni tanto faceva anche ai suoi amici, per mettere in evidenza la sua persona. Niente di grave, s’intende, tant’e’ che tutti lo hanno sempre perdonato e l’amicizia personale con la maggior parte di noi pionieri del windsurf e’ rimasta anche quando ha lasciato l’avventurosa carriera da atleta per dedicarsi (con grande successo) alla produzione televisiva e pubblicitaria.

82198797_10157270223282804_4579682670916665344_nQuesta foto del 1991 lo ritrae con i migliori atleti del PBA Italia (Professional Boardsailors Association) l’associazione che avevo formato su incarico del PBA International per qualificare i migliori atleti italiani in World Cup. Tito Stagno mi aveva invitato alla Domenica Sportiva su Rai 1 e io avevo fatto venire anche Chico come dirigente accompagnatore perché non gareggiava piu’.
Lasciamo da parte la simpatia e la conoscenza personale, questo che sta vivendo Chico dal 1998 in poi e’ un caso clamoroso di ingiustizia umana che va risolto al piu’ presto.
“ Il caso Forti” un italiano condannato all’ergastolo in USA, per un omicidio che non ha commesso, un italiano che da 20 anni marcisce in un carcere del sud della Florida, finalmente e’ giunto nelle case di tutti gli italiani grazie agli speciali delle Iene su Italia 1 e per la prima volta nelle case degli americani grazie allo speciale della CBS sul programma d’inchieste “48 hours”.
I servizi delle Iene e della CBS, entrambi precisi e ficcanti dimostrano all’opinione pubblica le incongruenze di quel processo. Pongono il sospetto, per me la certezza, che Chico Forti sia stato incastrato da qualcuno che voleva ‘punirlo’ per il documentario sulla morte del presunto assassino di Versace o scaricare su di lui l’interesse a far fuori Dale Pike e contemporaneamente mettere Chico fuorigioco con una accusa infamante non vera.
Come Chico stesso mi ha confermato, negli ultimi dieci minuti della visita di 6 ore quando sono andato a trovarlo in carcere.
Dubbi, certezze, priorita’.
Cominciamo dalle certezze. Chico non ha mai ucciso quell’uomo e non e’ il mandante di quell’omicidio ‘oltre ogni ragionevole dubbio’. Non ne aveva alcun interesse.
Riguardatevi i libri di Matassa e la Bruzzone, le inchieste della CBS delle Iene e di Rai 3 e capirete tutto.
Eppure per come e’ impostata la giustizia negli USA e’ diventato impossibile riaprire o rifare quel processo. Neppure l’Avv. Tacopina, il lawyer per eccellenza a New York (consigliato da Carlo Dalla Vedova l’avvocato di Amanda Knox e surfista puro), puo’ riaprirlo anche se e’ stata dimostrata la sua innocenza.

Passiamo alle priorita’
Ora il destino di Chico e’ sul tavolo del Ministro degli Esteri Luigi Di Maio e del sottosegretario Fraccaro che a fine Gennaio chiederanno ufficialmente la grazia al Governatore della Florida. Sperando mantengano la promessa e sperando che la ottengano in tempi brevi.
Tutti gli altri tentativi di sensibilizzazione del caso e di segnalazione degli errori fatti in quell’ ingiusto processo del Marzo 1998, che in tanti avevamo fatto in questi vent’anni, sono stati inutili e son finiti nel dimenticatoio.
Lo Stato della Florida non ha mai preso in considerazione di riaprire il processo in mancanza di nuovi elementi probatori o senza l’ammissione di colpevolezza da parte di una terza persona e men che meno vuole riconoscere errori procedurali che comporterebbero rimborsi milionari. Chico esausto e consumato da vent’anni di carcere (ingiusto) e’ pronto ad accettare qualsiasi forma che lo faccia ritornare uomo libero. Libero e bello come lo vidi l’ultima volta fuori da quel carcere.
Gli ho riparlato tantissime volte telefonicamente, dopo il 1995, nella sua nuova vita da imprenditore negli Stati Uniti, produttore di successo per la ESPN, genitore felice e marito per la seconda volta.
Prima di andare a trovarlo in carcere qui in Florida con Roberto Fodde, eravamo stati l’ultima volta insieme nel Novembre ’93, in un romantico e fantastico tour nell’isola di Maui.
Io ero a Maui da giornalista per l’Aloha Classic e lo aiutavo a suggerirgli le ‘locations’ mentre lui si trovava nell’isola hawaiana per girare le pubblicita’ della Merit.
Ci trovammo a Hookipa per poi andare insieme a cenare al ‘Cafe’ Paradiso’ di Paia. Li’ tra una risata e l’altra facemmo amicizia con due signori anziani vicini di tavolo.


Ci invitarono ad andare nel loro ranch immerso nel verde a Hana, accanto a quello di George Harrison. Con Chico eravamo abituati alle avventure e decidemmo di andare al volo, tanto piu’ che l’indomani mattina l’avrei potuto portare li’ vicino alla meravigliosa cascata di A’le’lele dove poteva fare le foto e i filmati con Heather per la Merit. Servizio di successo che poi fece.
Scoprimmo che quel signore col grande capello da cowboy era John Denver, il cantante. Ci invito’ a seguirlo nella sua villa ad Hana dove ci ospito’ con tanto di spettacolo notturno di una nipotina che faceva l’hula dance sotto le stelle della localita’ hawaiana piu’ remota.
Quella notte sono stato testimone dello sbocciare di quella relazione che avrebbe cambiato la sua vita. La modella dello spot , Heather, sarebbe diventata sua futura moglie e futura madre dei suoi tre figli una volta trasferitisi a Miami e avviata la sua carriera di produttore per ESPN col programma allora innovativo di sport estremi ‘Hang loose’.
Credo di conoscere bene alcuni risvolti del carattere di Chico, delle sue doti di creativo e aspirante surfista sognatore, che poi, raggiunta la popolarita’ e il guadagno facile dopo la sua affermazione americana da produttore televisivo, possono averlo portato a offrire il fianco a chi era invidioso dei suoi successi o voleva ‘vendicarsi’ con lui di chissa’ quali torti.

Finora ho evitato di intervenire sulle inesattezze e le omissioni fatte da chi si e’ occupato seriamente o sporadicamente di Chico e del suo caso per liberarlo.
Non volevo intralciare i tentativi, aihme’ vani, di rifare il processo o la speranza di riaverlo tra noi come uomo libero, grazie alla concessione di una ‘grazia’ o uno scambio di prigionieri. Ora pero’, che siamo vicini al traguardo, credo sia utile far capire chi era Chico e come e’ possibile che sia stato incastrato pur non essendo ne’ colpevole ne’ complice.
Chico e’ un personaggio di incredibile forza e talento, buono d’animo, irriducibile, amante della natura, della vita e di chi sa amarla. Non era uno stinco di santo, ne’ un campionissimo di windsurf come a volte ci vuol far credere chi lo difende a spada tratta senza conoscerlo ed e’ rimasto scosso dal suo caso di estrema ingiustizia.
Non c’e’ bisogno di esagerare nel suo caso per affermare che merita giustizia e liberta’.
Era un bravo e forte surfista e istruttore di windsurf che aveva vissuto da protagonista esterno alla nascita della World Cup dal 1983.Non era un campione ma ha avuto il suo momento di gloria prima di ritirarsi. L’unica gara che ha vinto, nell’estate del 1984, era una gara fuori calendario, una long distance massacrante di 4 ore. Era la traversata di Lake Tahoe in Nevada dove lo portai quando era mio ospite a San Francisco.Poi si era dedicato al catamarano con simile entusiasmo.
Era ed e’ un ragazzo intelligentissimo, capace, determinato, multitalented, che amava il rischio, che amava lo scherzo, che amava la sfida. Il suo era un continuo ‘challenge’ e per raggiungere i suoi traguardi a volte passava sopra tutto e tutti e non si accorgeva se avesse pestato i calli agli amici o agli insolenti.
Gli amici, come me, come detto lo hanno sempre perdonato e inneggiato, anche quando hanno subito qualche sgarro, perche’ in fondo era un buono, un allegrone con sani principi che mai e poi mai, nei vent’anni che l’ho frequentato ha avuto uno scatto di violenza. Mai e poi mai, da come l’ho conosciuto io, e’ uno che potrebbe, non dico uccidere, ma neanche essere mandante o complice di una uccisione.
A me permangono tanti dubbi. Ci sono delle domande che le Iene o la CBS non gli hanno mai fatto e che gli vorrei fare io quando potrò finalmente riabbracciarlo e riparlargli da uomo libero.

Quei dubbi forse permarranno e neanche Chico sara’ in grado di rispondere da uomo libero. Magari lo fara’ in un libro best seller sulla sua vita che mi piacerebbe scrivere a quattro mani con lui. Come è stato per alcuni numeri di Windsurf Italia.
Lo spero. Essendo Chico un buon scrittore e oratore potra’ con quello recuperare qualcosina rispetto al rimborso che gli spetterebbe per l’ingiusta e prolungata carcerazione.
Ora che l’atteggiamento del nostro Governo e’ orientato a liberarlo e’ importante che lo facciano subito, nel 2020. Liberatelo adesso all’inizio del 2020 quando Chico sara’ ancora col cervello sano e il fisico efficiente.
Non si era mai arrivati cosi’ vicino alla possibilita’ di toglierlo fuori da quello squallido carcere americano nel quale e’ chiuso dal 2000. Con una grazia richiesta al Governatore della Florida sarebbe la via piu’ breve per restituirlo alla vita. Fatelo tornare a Trento nello Stato Italiano per stare vicino alla mamma e agli amici.
Chico lo merita, lo merita ampiamente e con gli interessi. Ha pagato troppo, troppo piu’ rispetto alle possibili colpe delle quali e’ accusato con la sola colpa di una bugia detta, attanagliato dalla paura, negli interrogatori inquinati susseguitisi all’omicidio.
Mattarella, Di Maio, Fraccaro fategli avere la grazia, poi ne riparleremo.
Ne riparleremo con lui presente da uomo libero.
Magari coi piedi in acqua su di una tavola a vela.
La sede piu’ giusta sarebbe a Mondello, a fine Maggio 2020 al World Festival on the beach.
E vi spiego perche’.
chico-forti-casoMondello, la spiaggia di Palermo e’ stata la culla del windsurf spettacolo, dove, per primi in Europa, alle competizioni sportive in spiaggia venivano abbinati i concerti e gli spettacoli notturni con personaggi televisivi come Belli, Samantha Degrenet, Alessia Marcuzzi che ci accompagnavano e si alternavano nello speakeraggio.
Chico ha una tavola a vela che lo aspetta la’, nella sede dell’Albaria, offerta come nel Maggio ’93 dal Direttore dell’Albaria Vincenzo Baglione, che diede a Chico le prime lezioni di ospitalita’ e sport management o si mangera’ una brioche-gelato al ‘Baretto’ col giudice palermitano Lorenzo Matassa che Chico conobbe in quella sede e che poi,dieci anni piu’ tardi, ricostrui’ le piu’ veritiere fasi del ‘Caso Forti’ nel suo libro di successo e avvio’ con la buonanima di Imposimato la richiesta di giustizia per Chico.
Oppure, con Chico libero, vorrei rincontrarmi questa prossima estate in Sardegna. A Chia, dove Chico venne a seguirci e lavorare per il 1’ Chia Classic a fine Agosto del ’90. Oppure a Nora dove a ‘Chico Forti libero’ dopo la sua condanna dedicai la penultima edizione del Chia Classic nel 2012 con l’appoggio dell’attuale sindaca di Assemini (Sabrina Licheri) o a Stintino dove lo conobbi nel 1979 ‘rubandogli’ la tavola per farmi un giretto prima della sua prova al campionato Italiano, o a Portorotondo o in uno dei nostri angoli sardi dove ci incontravamo ad ogni occasione possibile e immaginabile per gare o lezioni di surf, decine e decine di volte tra l’’80 e il ’90. E se saremo in Sardegna, per l’occasione vorrei ci fossero i suoi due angeli custodi sardi, cagliaritani, Roberto Fodde e Emanuela Corda.

foto_869024_908x560Roberto Fodde, mio coetaneo cresciuto a Cagliari a fianco a noi in zona Amsicora e poi ritrovato e divenuto caro amico sin dai nostri primi anni milanesi (82-86) lo misi in contatto con Baglione e Matassa quando il caso Forti esplose segretamente e inopinatamente negli anni 2000 e i due siciliani andarono a trovarlo nel carcere di Miami per capire cosa fosse successo e come aiutarlo. Roberto Fodde, trasferitosi a Miami una decina di anni prima, fece da Cicerone a Matassa e Baglione e da quel momento, conosciuto Chico, divento’ il suo primo vero amico, andando a visitarlo settimanalmente e ad aiutarlo in tutte le maniere: psicologicamente, economicamente, moralmente, giuridicamente.
Senza l’aiuto costante e dedicato, da vero sardo, di Roberto Fodde, Chico non sarebbe mai riuscito a ‘sopravvivere’ alle ingiustizie e lo squallore della situazione nella quale si era ritrovato. Si sarebbe magari ammazzato in carcere dalla disperazione. Questo e’ un dato di fatto sicuro che Chico ha gia’ confermato e Roberto sara’ la prima persona che Chico ringraziera’ quando uscira’ da quel carcere per andare a riabbracciare la mamma lo zio Gianni e Wilma.
La seconda persona, cagliaritana, che sta aiutando Chico a ritornare un uomo libero dopo vent’anni e’ la deputata Emanuela Manu’ Corda. E’ lei che sta’ strattonando Di Maio e Fraccaro, ottenendo una dichiarazione- promessa in diretta in una interrogazione al Senato, per far domandare la grazia allo Stato della Florida e comunque la promessa di occuparsi fino all’ultimo che Chico esca fuori da quel carcere. A differenza di tutti i precedenti Ministri degli Esteri, (a parte Terzi) che si erano presi o avevano detto di prendersi in carico il ‘caso Forti’ senza alcun risultato. Vediamo se ce la faranno e quando.
Si, sento che questa e’ la volta buona. Voglio rincontrare Chico e rifare almeno una volta una bolina o un lasco in surf con lui o inscenare il nostro solito ’teatrino’ a terra. Da uomini liberi, amanti dello sport e della natura. Sopratutto amanti della vita, quella che gli e’ stata tolta ingiustamente e che e’ ora che gli venga ridata

 

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