Il Criterium di mamme e figli?

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Il Criterium di mamme e figli?

By Sailingsardinia   /     gen 24, 2016  /     Varie  /  

imageVeder crescere la “propria” creatura, e, dopo aver pensato per anni di possedere il totale controllo sulle sue relazioni, la sua evoluzione, come singolo, e come elemento di un gruppo, e scoprire , a poco a poco, che la freccia scoccata, ad un certo momento, si stacca dall’arco, per volare, libera, verso un punto che non è più nel tuo controllo.
Sono tanti, tutti, i genitori, che più o meno consapevolmente, arrivano all’appuntamento impreparati: colti di sorpresa.
L’adolescenza arriva inesorabile, l’insofferenza verso un mondo difficile, linguaggi generazionali diversi, acuiscono le incomprensioni, e dilatano i momenti di autonomia degli ex fanciulli, ora piccoli adulti.
Per chi ha la fortuna di praticare uno sport in comune col proprio figlio, questo momento del distacco, può essere più graduale.
I genitori che praticano lo stesso sport dei figli hanno il privilegio di poter parlare una lingua in più con loro, è un po’ come avere un pass partout di una stanza comunicante.
Certo, il caso più frequente è che sianoi figli pratichino lo sport dei genitori, sono frequenti i casi di grandi campioni, figli d’arte. Tennis, calcio, e quasi tutti gli sport sono pieni di esempi del genere.
Più rari gli sport dove un genitore può, già adulto, iniziare a praticare l’attività, invece che da “maestro”, da “allievo” del figlio.
Inoltre, dove la componente fisica è dominante, arrivati ad un certo livello, il “vecchio” al massimo può fare da allenatore, tifoso, non certo da compagno di squadra o avversario, al giovane atleta.
…Non serve neanche che io vada avanti, avete già capito dove vado a parare:

c’è uno sport in cui tutto questo è possibile

…indovinate qual’è!

E noi abbiamo il privilegio di assistere tutti i sabati a duelli in mare tra genitori e figli, signori/e maturi/e e adolescenti, e tutto questo, …quasi un miracolo, ci sembra perfettamente normale!

Le scie di quelle barche, che s’incrociano su bordi diversi, sembrano percorsi di vita, che giocano ad inseguirsi, marcarsi, scappare alla marcatura, e dirsi, al sorpasso: ci vediamo all’arrivo!

Detto questo, che rilievo possono avere, gli ordini di arrivo, le classifiche, le discussioni su chi aveva ragione a quel passaggio in boa, che pure sono l’essenza del gioco?image

Questo sabato 23 gennaio al criterium Masters & Commanders, oltre all’ormai consueto tripudio dei 23 hobie cat, si sono volute unire al “criterium style of life” altre due classi veliche: erano presenti 4 470 “capitanati” da Stefano Atzeni, che già da tempo profonde i suoi sforzi per ridare vitalità al 470, e ben 5 420. L’opera di coordinamento è stata svolta, in questo caso, dalla “ex” hobie cattista, ma prima ancora 420ista, Chiara Beghetti. Che dopo aver vissuto in prima persona lo spirito dell’allenamento competitivo, sta provando a contagiarlo agli altri adepti del monoscafo.

Niente affatto facile la giornata, in cui sono state disputate tre prove (la terza con accorciamento del percorso) con un leggero vento di maestrale, un po’ oscillante alla prima prova, ma poi in continua rotazione a sinistra, fino a culminare in un ponentino leggero leggero, il tanto da tornare a casa col buio, e l’eroico guardiano/factotum del Windsurfing Club, Leonardo, a sforare dall’orario previsto di chiusura.image

L’equipaggio che ha fatto meno punti ne ha fatti ben 18 (Valentina Gessa, Katia Pessola), con tanto di spinnaker, Riccardo Bandino-Elena Medda confermano la loro striscia positiva con 19 punti, e Alberto Congiu, questo sabato con Alessandro Serra, terzi di giornata con 20 punti. Certo i valori sono da filtrare considerando l’assenza alla terza prova di Daniele Ciabatti-Paola Trois e Piero Gessa-Roberto Dessy.

Buon vento,
Domiziano

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