Il Criterium si complica?

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Il Criterium si complica?

By Sailingsardinia   /     gen 27, 2016  /     Varie  /  

1111111111120151227-WA0012-576x1024Il Criterium, il “più bell’allenamento dopo il big bang” si articola, si complica un po, ma nella sostanza rimane lo stesso. O meglio…

Forse è anche sbagliato chiamarlo allenamento, perché l’allenamento implica un fine, un obbiettivo, una preparazione finalizzata ad un obbiettivo agonistico. Ma in realtà è nato e cresciuto con l’unico scopo di far divertire poche decine di velisti che volevano sfidarsi in mare in regatine dalla formula decisamente easy: un gommone, una persona  per le partenze e arrivi e due boe. Ma chi, quindici anni fa, poteva immaginarsi che questo appuntamento acquisisse così tanta importanza? Chi poteva intuire che nel 2015 ci sarebbe stata una partecipazione media, ad ogni giornata di Criterium, di circa 20-25 barche? Beh, se quando abbiamo iniziato eravamo meno di una decina di persone coinvolte, ora siamo oltre una quarantina e con quaranta persone, ci sono anche quelli che hanno esigenze diverse. Nel corso degli anni sono state tante le novità e l’ultima è stata quella dell’introduzione dei tre saggi che, nel dopo regata, discutono le eventuali proteste su fatti capitati in mare. Tre saggi che non sono altro che regatanti selezionati di volta in volta. Si, è sicuramente una distorsione dello spirito originale del Criterium, ma di sicuro non toglie nulla a tutte quelle persone che continuano a voler essere il Sabato in mare per darsi battaglia tra due boe senza troppe menate. Infatti continuano a convivere i puristi, gli allergici alle formalità, con i più precisi, i più esigenti dal punto di visto formale. Il tutto senza che gli uni disturbino gli altri e, soprattutto, si cerca di evitare l’anarchia totale in mare.

Maurizio Falqui Cao, avvocato che, grazie al Criterium, è diventato un frequent Flyer del Windsurfing Club Cagliari,  ci invia alcune sue considerazioni proprio sulla questione “saggi”

 

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Ormai, al termine di ogni giornata del criterium, tornando a terra, nella flotta degli hobiecattisti non ci si chiede più come è andata, magari con qualche simpatico sfottò o qualche ammirato complimento. No, la domanda più ricorrente è ormai un’altra: chi va in nomination? Chi è chiamato a decidere oggi? E soprattutto, quali regole procedurali verranno utilizzate questa volta?
A terra, poi, dopo una pubblica sommaria descrizione dei fatti che hanno portato alla protesta, ovviamente con differenze fra i due diretti contendenti, alle prime domande del comitato dei saggi subito parte il generale mormorio, perlopiù con commenti non tanto sul singolo episodio quanto piuttosto sul fatto che le regole procedurali che si stanno adottando non vanno affatto bene, per qualcuno perché diverse da quelle che si adottano nelle giurie ufficiali delle “regate in senso stretto”, per altri perché anche senza arrivare ad adottare tutte quelle procedure comunque, senza plastici e modellini, i Sommi Saggi non potrebbero proprio arrivare ad una decisione “corretta”.
Insomma, la scelta seguita dalla flotta ad inizio stagione di dotarsi di un panel di esperti per la valutazione della corretta applicazione in acqua delle norme della seconda parte del regolamento di regata non convince tutti, e se non manca il divertimento (quello, fra hobiecattisti, resta anche quando si discute su infrazioni, specie se altrui) comunque le polemiche non mancano.
A me, marinaio neanche d’acqua dolce ma azzeccagarbugli purtroppo da troppi anni, pare però che molte di queste polemiche sulla “procedura” siano frutto di un fraintendimento.
Il termine procedura significa “mezzo senza fine”, con evidente doppio senso. Lo strumento procedurale, se utilizzato senza duttilità e spirito critico, da un lato rischia di produrre risultati illogici e incoerenti con gli obiettivi che si vogliono perseguire, dall’altro può portare a discussioni sterili e interminabili.
Se allora si parte dal dato di buon senso per cui non esiste una procedura “giusta” ma solo una procedura che “funziona” più o meno bene in relazione agli obiettivi che ci si propone di raggiungere, si comprende come alcune delle regole procedurali del regolamento federale di regata mal si prestano ad essere applicate nel nostro criterium: nelle regate ufficiali l’esattezza della soluzione offerta dai giudici è quasi (quasi…) un valore secondario rispetto all’esigenza di poter ripartire con una classifica sportiva definita, giusta o ingiusta che sia. E in questa prospettiva, il limitare fortemente la possibilità di contestare la decisione del campo (questa essendo la logica che è sottesa a varie regole procedurali) appare coerente con le esigenze di ottenere in fretta un vincitore “certo”. Il tutto però è possibile poiché si parte dal presupposto della generale assoluta capacità tecnica di conduzione della barca unite all’ottima conoscenza delle regole dell’agire marinaresco, nell’ambito di una cerchia ristretta di agonisti ove “si parla la stessa lingua”.
Quando la flotta ha deliberato di dotarsi di un sistema di autovalutazione affinché tutti “spintaneamente” applicassero con rigore la seconda parte del regolamento ufficiale di regata, si è deciso di non applicare le regole procedurali federali non tanto perché il criterium è in fin dei conti un allenamento ove la classifica serve come parametro di autovalutazione, quanto perché si è valutato indispensabile raggiungere nel tempo un “parlare la stessa lingua” come valore propedeutico ad altri più ambiziosi traguardi, non solo agonistici.
In questa prospettiva, allora, è logico che meritino di essere riprese solo alcune regole procedurali federali realmente coerenti con gli specifici obiettivi che la flotta vuole perseguire e se talvolta questo sistema non permette di pervenire ad una soluzione inequivocabilmente indiscutibile, oppure se quella che si ottiene è diversa da quella che si avrebbe applicando il sistema procedurale federale, comunque deve riconoscersi che anche senza carta millimetrata e barchette si sta perseguendo l’obiettivo che ci si era dati. E il divertimento non manca.

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