La dura vita del genitore di velisti

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La dura vita del genitore di velisti

By Sailingsardinia   /     apr 30, 2015  /     Varie  /  

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Qualche anno fa al ritorno da una mia trasferta più lunga del solito scopro che i miei figli si sono appassionati alla vela. E vai! Sono subito contentissimo! Un po’ per emulare il padre (sarà vero?) un po’ perché a mia moglie veniva bene portarli la mattina a Marina Piccola mi ritrovo due figli appassionati di vela. Grande!! Avevo paura che il delirio nazionale per il calcio contagiasse anche loro. Quindi a casa mia si inizia a parlare di vela. Che cosa bella! A fine Estate arriva il primo tributo a questa grande passione: pagare la scuola vela di tutta la stagione. E vabbè, lo faccio molto volentieri, fanno uno sport sano, sempre in mare, sono contenti e fanno il mio stesso sport. Ma sì, pago la scuola vela col sorriso sulle labbra. Finisce l’Estate ed ecco che arrivano le prime decisioni da prendere. Mio figlio più optgeniti 018grande deve iniziare l’agonismo e urge una barca. “Macchè barca!!” dico io “Io sono cresciuto con le barche del club, perché non dovrebbe fare lo stesso anche mio figlio?” Ma mi ritrovo subito in minoranza. Dal club le pressioni su mia moglie per l’acquisto di una barca si fanno sempre più forti. In effetti nell’ambiente è molto nota la mia poca propensione a spendere, quindi opera di convincimento su mia moglie che è l’unica ad avere l’autorità di farmi aprire il portafoglio. Io tengo duro, ma discuti oggi, discuti domani alla fine sono costretto alla resa: si compra l’Optimist. Vado a vedere la barca da acquistare e incontro il genitore del proprietario. Il primo impatto è traumatico. Mi mostra la barca ci accordiamo subito sul prezzo ma poi mi intavola un discorso su vele, alberi, e picco che ho difficoltà a seguire. Mi parla di vele radiali, blue light, radial medium, red light…. Mi spiega cosa bisogna prendere per ottimizzare le prestazioni di mio figlio e tante altre cose che proprio non conoscevo. Io sono completamente disorientato anche se faccio finta di capire tutto. D’altronde ho una reputazione da difendere e non posso farmi trovare impreparato. Dopo questo primo assaggio di teoria sull’Optimist butto mio figlio nella mischia dei regatanti. Tutta la famiglia viene coinvolta in questa nuova avventura. Anzi subito i figli velisti sono due ma l’altro è piccolo e usa ancora le barche della scuola. Ora siamo una famiglia felice. A casa si parla di bordi, virate, strambate, regolamento…. Nella porta del frigorifero di casa abbiamo appeso il calendario delle regate dei nostri figli. Insomma tutta la famiglia ruota intorno alla vela. La cosa più sorprendente è stata l’evoluzione di mia moglie. Prima non sapeva niente di vela. Per anni sono rientrato a casa dopo le regate e mai mi ha chiesto un risultato. Ora anche dopo la regata più sfigata si informa subito del mio risultato. Anzi quando faccio qualche risultato dice ai miei figli: “Avete visto Papà che bravo?” Boh? Sa poi tutto sulle barche e sulle vele. Conosce il regolamento, conosce i materiali. Conosce tutte le marche delle cerate, dei salvagenti, calzari, mute e ecc. Ma come ha fatto la mia signora ad imparare così tanto sulla vela? Decido di indagare. Scopro che nel primo pomeriggio allo Yacht Club Cagliari tutti i giorni si incontrano genitori dei ragazzini degli Optimist che dopo aver affidato i propri figli ai vari allenatori rimane lì a chiacchierare. Un giorno mi avvicino e scopro che l’argomento principale è la vela!!! Durante queste riunioni si analizzano tutte le teorie della vela, con particolare attenzione alla classe Optimist. Ogni mezza frase uscita di bocca dagli allenatori viene studiata attentamente per carpire ogni eventuale dato tecnico per poter migliorare le prestazioni del proprio figlio. Ognuno poi dice la sua, aggiungendo dati per una migliore analisi. Spesso gli argomenti riguardano le vele. Origliando ho scoperto che ci sono vele che ti fanno stringere di più di bolina e altre che, se sbandi un pochino la barca, ti fanno andare più veloce. Con altre vele invece bisogna tenere la barca piattissima. Sarebbe utile a tutti i velisti andare di tanto in tanto a queste riunioni. C’è tanto da imparare. Basta vedere i progressi fatti dalla mia consorte!!!
Poi ci sono le trasferte
Le trasferte sono un evento da vivere full immersion. In primis c’è la tassa di 25.00 Euro per poter usufruire del furgone e carrello del club (oltre alle spese di viaggio-vitto-alloggio).Poi c’è il rito preparatorio. Tutti insieme appassionatamente genitori e figli ci si trova al club per caricare le barche nei carrelloni. La scenetta tipica è: babbi tutti sudati al lavoro come scaricatori di porto e figli che tutti insieme giocano a pallone nel piazzale. Ogni volta giuro “Mai più!” Però mi piego alla solita autorità di mia moglie che mi dice. “Non fare come sempre. Ci sono sempre tutti i papà e tu non ci sei mai! I nostri figli sono i meno seguiti di tutti! Se solo ci stessi un po’ dietro….!!” Zitto con la testa china mi ritrovo a lavorare per caricare gli Optimist. Un altroptgenit5U8742o genitore nella mia stessa situazione mi fa notare sottovoce: “ Quando io ero piccolino i grandi si divertivano giocando a pallone e io dovevo fare il raccattapalle. Ora che sono cresciuto sono i miei figli a giocare mentre e io continuo a fare i “lavori sporchi!” In effetti il ragionamento non fa una piega! Finalmente si parte. Quando si arriva a destinazione stessa trafila con in più il rito della messa a punto delle barche. “Il “rake” va messo a 282 ma se tuo figlio è leggero lo puoi portare a 281,5”. In giro tutti i genitori non parlano d’altro che della messa a punto delle imbarcazioni (dei loro figli) mentre i ragazzi hanno ripreso la partita di pallone interrotta poco prima della partenza. La regolazione del picco è un evento che richiede una concentrazione particolare. Ogni particolare è curatissimo. Poi quando le barche sono trimmate perfettamente (dai genitori) compaiono i ragazzi per andare in mare e il grosso dei genitori sta a terra. La tensione a terra, anche se è ben celata, è molto superiore a quella in mare. C’è chi fa finta di niente e si fuma una sigaretta dietro l’altra; c’è chi invece se ne frega di tutto e si arrampica su qualche roccia o su qualche bitta (vedi foto) per seguire le regate che, per tradizione sarda, si tengono al di fuori delle acque territoriali. I più accaniti riescono a rimediare un posto in gommone in modo da poter far fare al proprio figlio la tattica migliore. “Il bordo buono è a destra!” dicono con la sicurezza di Paul Cayard. Al rientro a terra ricomincia la trafila dei genitori che lavorano e i ragazzini giocano tra di loro…
Poi si riprende con le discussioni sul materiale. Le famiglie al gran completo discutono sulla validità dei materiali usati. Spesso anche le mamme sono molto ferrate in materia. Da come si parla sembrerebbe che i nostri figli abbiano ormai acquisito una tale sensibilità nel condurre la barca che il materiali siano diventati importantissimi. Azzardo – con la mente rivolta al portafoglio- che ancora i ragazzi non sono in grado di apprezzare differenze tra vela e vela o tra albero e albero, ma subito vengo zittito dallo sguardo di mia moglie: “Ma perché tu sei l’unico che dice queste cose? Tutti comprano ai propri figli i materiali migliori, stanno attenti alle vele e fanno in modo che i figli abbiano le vele sempre nuove. I nostri figli sembrano proprio abbandaCN0030onati! Anche gli allenatori dicono che le vele dei nostri ragazzi non vanno bene. Possibile che tu sia l’unico che la pensa in maniera diversa?” In effetti sono l’unico che la pensa così e quindi, imparata la lezione, pondero bene i miei interventi. Purtroppo il caso non è chiuso. Infatti, puntuale, dopo qualche giorno l’argomento si ripresenta e ancora una volta devo arrendermi all’opinione generale: mio figlio ha “bisogno” di una vela nuova.

Apro il portafoglio ed ecco che abbiamo una nuova vela “Radial”, la vela che va per la maggiore, quella che tutti i genitori mi hanno consigliato. Non solo. Per la nuova vela abbiamo acquistato anche un rig tutto nuovo, adatto alla vela appena acquistata. Non voglio parlare di cifre perché al solo ricordo mi vengono i brividi. Ora con la vela nuova ci saranno grandi risultati….. Fa le prime regate e le classifiche non mostrano questo grande cambiamento, ma mi spiegano che deve ancora prendere la mano con tutta l’attrezzatura nuova. Sapete, la conduzione della barca è totalmente diversa con questa vela…….E pensare che siamo solo all’Optimist. E quando andranno in 420?

Bah, ora inizio a pensare: Ma non era meglio quando giocavano a calcio. Lì dopo aver comprato le scarpe coi tacchetti tutto è finito!

Ogni riferimento a personaggi reali è puramente casuale

Ciao a tutti.

Antonello Ciabatti

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