Memorial Montis: il sottocoperta non raccontato

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Memorial Montis: il sottocoperta non raccontato

By Sailingsardinia   /     set 14, 2018  /     Varie  /  

Memorial Antonello Montis 2018Marta Magnano ci racconta il suo  Memorial Antonello Montis

A TERRA

Sono le 9.00 di domenica 2 settembre e alla Marina del Sole di Cagliari già si respira quell’aria salata di festa e di regata.

Non si sa bene se sia veramente nell’aria e se i “non addetti al settore” la sentano ma di sicuro è nell’animo di chi inizia ad assaporare quell’atmosfera di cricca e di amicizie mai strette ma accomunate dal mare.

Come ci si avvicina alla banchina lasciando alle spalle il vecchio Cantiere Montis e i pescatori coi polpi ancora vivi, si iniziano a vedere i passi semi frettolosi di chi già sta armeggiando con cime, boe e un po’ di cambusa.

 

E finalmente si lascia il cemento per entrare in quel mondo galleggiante di legno.

C’è aria di porto di quelle che non esistono più. É molto rustico con gente che va e viene senza documenti o avvisi.

Un forse-tedesco si avvicina col tender e se lo carica sul pontile. Nessuno sa chi sia, cosa debba fare e a nessuno interessa: bermudone rosso rigido di sale, camicia aperta e capelli lunghi e biondi di sole. Deve essere sicuramente un marinaio e questo basta.

 

A introdurci ai pontili, due vecchi gazebo con un paiolato un po’ vecchio e sbeccato. Inmezzo un vecchio cane giallo che ha l’aria di essere di casa, sdraiato, che tutti scavalcano. Due e poi quattro marinai e forse di più che a forza di saluti alle 9.30 sono già arrivati alla seconda birra.

In disparte e in silenzio, un vecchio barbecue che nessuno si calcola ma già che è là, lascia intendere lo scopo della sua presenza. Alla fine dei gazebi, un tavolo con sei cassette in legno e qualche erba da cucina; non si sa se qualcuno davvero attinga a quelle erbe ma l’angolo di giardinetto non può certo mancare!

 

Memorial Antonello Montis 2018Si iniziano a vedere le figure chiave dell’organizzazione:

l’immancabile Carlo Cottiglia, alias Carletto per gli amici e a quanto pare anche per quelli che non lo conoscono affatto! Fa gli onori di casa e presenta tutti a tutti gli altri e lo fa con talmente tanto entusiasmo che quasi pensi di non conoscere neanche quelli con cui sei cresciuto!

Più tardi spiegherá magistralmente l’uso del suo GPS; qualcun’altro ci avrebbe scritto un manuale; lui ci ha messo 30 secondi. Nel mentre fa la danza del callazzo perché, si sa, le sue vele Niedditas ancora scricchiolanti di pacca, vanno bene con le ariette!

Arriva poi Massimo Bitti, giudice di regata che avrà onore e ònere di lavorare in barca giuria assieme a Massimo e Stefano. Così Bitti, dopo i saluti, con fare non tanto preoccupato, si avvicina alla sua boa sgonfia a terra del controstarter. La mettiamo così? dice e senza aggiungere altro se ne va da qualche parte a cercare il pesetto per tenerla dritta, sempre che una volta gonfiata resti a galla!

 

E a gonfiarla ci avrà pensato Caccio, alias Cacciottino, driver del gommone di assistenza di cui si mormora abbia un debole per l’andare a manetta. Assistenza che avrebbe fatto assieme a Ceci Rovelli e il fotografo Roberto Marci, con l’arduo compito di immortalare la regata in assenza dei selfie di bordo dei regatanti.

 

Insomma, sembrava che gli elementi per la riuscita di una buona regata o meglio di una festa tra Amici in cui ricordare il vecchio Montis, ci fossero tutti. Elementi e atmosfera prima di tutto per DIVERTIRSI.

 

IN MAREMemorial Antonello Montis 2018

Le condizioni meteomarine si sono contraddistinte per il maestrale tra 10 e 15 nodi e diversi salti di vento come quelli dati dalla termica, entrata verso le 13.30 con persistenza del maestrale a terra. Insomma un casino!

Un campo di regata particolare dove non era infrequente vedere barche con rotte parallele su mure e andature diverse; gente che tirava mano di terzaroli con vento in calo; gente piantata nel callazzo che non prendendo vento preferiva prendere il sole; gente che “l’importante è partecipare” ma se son davanti è meglio e gente che frastimava quel salto di vento che qualche culone più scarso aveva magari beccato!


Perché, si sa, in mare andiamo anche per regatare ma di sicuro tutti per passione e per divertirci; per assaporare quel momento di libertà e lasciare a terra formalismi, cravatte e scadenze e perché se anche in regata ci mandiamo amichevolmente a quel paese, la cosa importante è quella birra che ci prendiamo assieme quando torniamo a terra.

Ed è questo lo spirito che dovremmo tutti avere; quello portato avanti dalla bandiera dell’AVAS, organizatrice della regata, e sostenuta dalle ben 57 barche iscritte alla regata (tutte ovviamente con l’intento di vincere), di cui 48 scese in mare.

Nonostante il cambio delle istruzione di regata (che qualcuno si era anche perso al brifing), il percorso è stato con partenza con arietta debole fronte Porto di Cagliari, cancello di bolina, bordo incasinato (come sempre) alla Sella, boa 1 fronte ospedale Marino, boa 2 a Foxi e arrivo dinuovo al porto.

 

Chi piú chi meno, in mare tutti si sono divertiti!
Memorial Antonello Montis 2018Soprattutto i bambini, come i due presenti sulla barca vincente Giro 34, Ismaele: Riccardo Conte, 10 anni e Michela Conte di 15. Due figli d’arte per così dire che forse stavolta hanno voluto dimostrare a Papà Carlo timoniere, come si va per mare.
Riki, fresco delle diverse esperienze veliche al Poetto, aveva il ruolo del “navigatore”: GPS in mano, sempre attento a bacchettare su rotta e velocità perché, ovviamente, non si arriva da nessuna parte se non si è attenti e veloci, men che meno se lo si è nella direzione sbagliata!
E anche Michi non è stata da meno; in barca è stata il “centrale”. Licra bianca come il resto dell’equipaggio e pronta a immortalare con le foto i momenti più importanti della regata, quelli dei sorrisi. E poi come dice lo scrittore Paolo Rumiz <<il governo dei mari è legato all’anima corsara delle donne>>.

Così, forse anche grazie a loro, questo mezzo equipaggio di laseristi finiti per caso sull’altura, Simone Balzano, Carlo Cardia, Sandro Cannas noto Sandrino, Gianluca Manca, ha finito per chiudere in testa la regata.

 

E altrettanto divertito era l’altro ragazzino della regata, Carletto Cottiglia col suo equipaggio di Wyuna, di cui si dice sghignazzasse al momento del recuperone d’arrivo quando tanti altri erano impegnati nella nota pratica della straorza sincronizzata.

Come dimenticare poi Marco e Pietro Ancis col Papà Luca e Paolo Puddu con mamma e papà a bordo di Pellicano! A giudicar dalla premiazione anche loro si son divertiti parecchio!

A TERRA

Il post regata si è svolto come programmato, fronte Marina.

 

A far gli onori di casa il più volte citato presidente AVAS, Carletto, un ragazzino di altri tempi di cui non si capisce bene se abbia più piacere nel vedere la barca a segno o il segno della barca sui volti della gente.

Sarà stata l’emozione, il vento o forse che parlava senza sosta dalla mattina presto ma palese era a tutti, che gli mancasse la voce. Atonito e arzillo come sempre, ha condotto una buona premiazione, divertente e un po’ rustica e goliardica come piace ai veri marinai. In stile insomma “Marina del Sole”.

 

Esattamente come ha fatto Sandrino del vincente Overall G34 Ismaele, col suo solito show, con il ‘magnum’ Korem offerto in premio, custodito e coccolato gelosamente come un bambino.

 

Per non parlare di Davi Macciotta, tanto divertito dal clima della premiazione che non accontentandosi di condurla assieme a Carletto, ne ha voluto subire una, anzi una doppia! Con gli Amici della Lupa 2 del gruppo Alpha e poi con Juliet, il G34. Chi sa poi se, preso dalle circostanza, abbiamo anche brindato due volte?!

 

Tanti altri sono stati i festeggiamenti degli altri equipaggi premiati, Luna Galana di Bruno Contu del gruppo Bravo, Ad majora di Davide Murgia del gruppo Delta, Azzurro IV di Sergio Gemini del gruppo Echo.

 

Una premiazione, quindi, degna e incorniciata dal folclore della Marina del Sole, dove il confronto tra marinai (più che tra velisti) non è sul lucido della barca o la nuova cuscineria ma sulle miglia percorse e i bungi sugli scafi da combattimento. Al massimo sulle birre e i bicchieri di Rum  bevuti in serata!

E c’è chi alla premiazione ha giustamente onorato anche quest’ultima importante pratica marinara.

Come i ragazzi dell’equipaggio di Pino su Shu, che di certo non aspettano la vittoria per brindare e brindare.. figuriamoci se arrivano 5° di categoria e 7° in assoluto! Due ottime scuse per onorare mare e tradizioni marinare.

 

Insomma è proprio il caso di dirlo: tutto è bene quel che finisce bene.

 

Ci si rivede in cricca per mari e per pontili, per due bordi o per due birre.

Ma per adesso un sentito ringraziamento a tutti i partecipanti, a chi si è aggregato pur non regattando, a chi è venuto a far due chiacchiere in amicizia e agli amici dell’ AVAS per aver accolto il desiderio senza tempo di Cagliari, di un mare più vero.

Marta Magnano

 

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