Renato Azara, sognatore made in Sardinia

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Renato Azara, sognatore made in Sardinia

By Sailingsardinia   /     nov 04, 2020  /     Varie  /  

29_160855Renato Azara è inarrestabile e quando parte per un progetto tira dritto fino alla meta. Da quando è comparso nel  mondo delle grandi regate non ha mai smesso di credere nella vela come strumento di promozione per la Sardegna, terra a cui sembra legato indissolubilmente. Lo abbiamo incontrato nella sua San Pantaleo, la sua casa ma anche il punto di partenza di tutti i suoi progetti

Renato Azara, sognatore Made in Sardinia, è una definizione che ti piace?
Io sono un sognatore ma sono anche un visionario che i sogni li realizza. Ultimamente mi piace più essere considerato come Ambasciatore di Sardegna, perché tutto quello che faccio ha il fine di voler rappresentare la Sardegna in giro per il mondo: lo ho sempre fatto e continuerò a farlo. Lo faccio attraverso una passione, quella che mi lega al mare e alla Sardegna che piace a me.

Tutto quello che stai facendo ha fini politici?
Assolutamente no. Mi sono candidato due volte per partecipare attivamente alla vita democratica: mi sono candidato alle comunali di Olbia, poi mi è stato chiesto di candidarmi alle regionali…Non avevo nessuna ambizione. Ognuno di noi dovrebbe farlo…hai visto cosa sta succedendo? La gente non va più neanche a votare. Dobbiamo partecipare alla vita sociale del nostro paese. Io non ho nessun legame con la politica ma voglio dare il mio contributo per far evolvere questa terra.

Parliamo di Coppa America…Abbiamo lavorato per tanto tempo su questo sogno e alla fine, pur avendo trovato gli sponsors, non abbiamo trovato le affinità con quello che volevamo organizzare noi con Adelasia. Non è stato un problema di budget ma di affinità con i nostri partners.

46375399_515325512307313_7956717603521560576_nQuindi ora il Giro del Mondo…Non è che se non facciamo la Coppa America non andiamo avanti! Se avessi scoperto prima la Ocean Race, non mi sarei neanche avvicinato alla Coppa America e di questo ho avuto conferma quando sono andato ad Alicante e successivamente a Parigi per la presentazione della Ocean Race: eravamo in duecento dentro la sala del Salone Nautico e sai chi erano tutti i presenti? Velisti, tutti velisti! In quella occasione è stata presentata la nuova classe, l’IMOCA che affiancherà la vecchia classe , i Vor65. Ma il futuro sarà tutto sull’IMOCA ed è per questo che abbiamo puntato su questa classe: ci sembra una barca più adeguata; è una barca che viaggia tra i 20 e i 35 nodi. Se dobbiamo puntare, puntiamo in alto!

Quali sono le difficoltà nell’organizzare una partecipazione alla Ocean Race? Intanto rispetto alla Coppa America, qui c’è un’organizzazione che ti sostiene e ti aiuta tantissimo nel portare avanti il progetto. Io poi non lo chiamo più progetto ma penso che la nostra sia una missione. Il progetto è quando lo stai studiando, noi siamo invece nella fase che stiamo pensando alla realizzazione. Il viaggio è già partito, da molto, da quando con Adelasia avevamo vinto, alla nostra prima partecipazione, una regata internazionale, la Middle Sea Race. Poi abbiamo vinto la Giraglia e poi tante altre cose…E poi abbiamo fatto quell’esperienza unica, di partecipare, anche senza grosse pretese, alla Rolex Maxi Cup. Come vedi, sono stati tanti tasselli, uno dietro l’altro, che abbiamo iniziato a mettere insieme nel 2016, con l’acquisto del 37 piedi Low Noise diventato poi Adelasia.

Quali sono le cose che non ci puoi dire di questo nuovo progetto? La barca, per esempio, è una barca nuova? (Ride) non te lo posso dire. Il nostro è un viaggio  trasversale, aperto e non di chiusure ma di condivisione. Tutti possono partecipare con noi: partners, sponsors, aziende anche piccole…perché la nostra missione non è solo la Ocean Race. Quando noi andiamo in mare significa raccontare la nostra storia, la nostra economia, i nostri rapporti…è una cosa fantastica! In più vogliamo entrare nelle case per far conoscere la grandezza della Sardegna che non viene ne studiata, ne percepita. Noi, attraverso la vela, possiamo sfatare questo. In più, con un’azione come la Ocean Race, possiamo creare tanta attenzione: anche chi sta nel divano di casa potrà vivere questa emozione che vogliamo trasmettere.

Gaetano Mura dice che la parte più facile di queste avventure arriva quando molli gli ormeggi. Assolutamente! Te lo dico io che ho gestito una barca a motore da 40 mt, anche se a motore. La parte più facile era quando lasciavo il cantiere. Quando eravamo in mare ero l’uomo più felice del mondo, anche se poi dovevo lavorare per l’armatore, gli ospiti ecc… Ora però si tratta di navigazioni importanti perché tra le navigazioni che vogliamo fare ci sono le rotte dei nuragici, tipo raggiungere Alessandria d’Egitto…

30595294_365357257304140_5669905263683960832_oQuindi la Ocean Race è solo una parte della missione? La Ocean Race è uno spot. Sia ben chiaro: navigare negli oceani attraverso i sei continenti non è cosa di poco conto. Ma rientra in un contenitore in cui il messaggio deve arrivare nel Mediterraneo ma anche dove non c’è il mare. In Mediterraneo vogliamo ricalcare le rotte dei nuragici dell’età del bronzo: Sardegna-Cipro era una delle rotte più battute a quei tempi. Noi dobbiamo ricominciare a condividere la propria storia, l’economia, i propri pensieri…

La vela come strumento per far conoscere la Sardegna. Perchè però non ci sono velisti sardi di alto livello? Secondo me non è mai stata data la possibilità ai ragazzi sardi di esprimersi. Abbiamo sempre visto la vela di Porto Cervo senza poterci accedere. Non abbiamo un luogo dove dare la possibilità ai ragazzi di crescere. Il nostro progetto potrebbe essere l’occasione per far affacciare ad un contesto internazionale di livello qualcuno dei nostri ragazzi. Ed è questo quello a cui puntiamo e lo abbiamo già dimostrato con le umili vittorie conquistate in giro per il Mediterraneo.

30653166_366368357203030_4154020887550492672_oPerò tu, nonostante sia un sostenitore della sardità, hai utilizzato poco i velisti sardi...Io sono sostenitore di una sardità che non è strettamente a quella legata all’immagine dei quattro mori. Io sono per la sardità aperta e allargata: io non sono per le chiusure e anche questo progetto sarà così. Avremo velisti da tutto il mondo ma io spero di avere tanti velisti sardi perchè non servono solo velisti per la Ocean Race. Vorrei creare un gruppo di  giovani e meno giovani che possano essere messaggeri della nostra fantastica Sardegna in giro per il mondo. Certo l’Ocean Race è una sfida italiana, mediterranea ma principalmente è una condivisione a cui tutti sono invitati a partecipare. Non c’è distinzione tra sardo e non sardo. Spero ci siano sardi, mediterranei, senza nessuna limitazione

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