Una crema che vale un’olimpiade

La vela della Sardegna sul web
Sailingsardinia
Follow Me

Una crema che vale un’olimpiade

By Sailingsardinia   /     lug 21, 2016  /     Varie  /  

trofodermin-crema-dermatologica-30-g_8875Se l’avessero trovata positiva quattro mesi fa, non ci sarebbe stato nessun clamore mediatico. Invece ora, Roberta Caputo, che sarebbe stata la rappresentante femminile per il 470 a Rio 2016, è finita su tutti i media nazionali. Pare che sia stata trovata positiva per l’uso di una crema a base di Clostebol e Neomicina, che usava per curare l’acne. Una distrazione, una leggerezza che vale un’Olimpiade. Sì perchè ora la Caputo non potrà partecipare alle olimpiadi e, al posto suo ci sarà Elena Berta. Una brutta faccenda che alla fin fine ha poco a che vedere con le storie di doping presenti in tanti altri sport. “ROBERTA CAPUTO POSITIVA ALL’ANTIDOPING” Sono questi gli impietosi titoli che stiamo vedendo ora nei vari media (purtroppo anche in quelli del settore) come se si trattasse di una atleta veramente dopata, dopata per migliorare le proprie prestazioni in gara (come se una sostanza stupefacente potesse dirti qual’è il bordo buono). No, non è doping questo, non è un caso di doping come lascerebbero intendere i titoloni sui media. Qui si tratta di un chiaro caso di superficialità da parte dell’atleta, che ha usato una crema inserita nelle liste dei prodotti vietati. Semmai stupisce il fatto che, con tutto lo staff che CONI e Federazioni mettono su per l’olimpiade, si possa cadere in errori di questo tipo. Ecco, vogliamo proprio puntare il dito su Roberta? Vogliamo accusarla di qualcosa? Accusiamola di leggerezza, di superficialità ma, per cortesia, i titoloni sul doping lasciamolo agli altri!

oppU9124

Roberta Caputo (la prima a destra con la maglia bianca) al tempo del Mondiale Optimist di Cagliari del 2007

 

Roberta scrive su facebook

11937433_10208916267206604_6476556679114027231_nMi avete scritto e pensato in tantissimi, questa è una grande fortuna, più grande della sfiga che ho avuto! Chi mi conosce sa che Ho sempre navigato con il sorriso stampato in faccia, sia nelle vittorie che nelle sconfitte e affronterò questa situazione nello stesso modo, senza rimpianti e senza troppe lacrime! Farò il possibile per tornare in barca più presto possibile, e soprattutto voglio condividere la mia storia perché possa servire d’esperienza e magari anche cambiare questo sistema che taglia le gambe a buoni e cattivi senza differenza.

Al momento Facebook è la mia unica arma di difesa, non ho altre strade, non c’è niente da fare, posso solo provare a chiarire la mia situazione, per me stessa.

Meno di 20 giorni al segnale di partenza: la barca è perfetta, il team è pronto, mancano gli ultimi dettagli…ma qualcosa stamattina è andato storto: arriva la chiamata dell’antidoping da Roma, sono le 9:00 qui a Rio, mi comunicano la positività del test effettuato il 6 luglio, a Napoli. Torno in hotel per cercare di capirci qualcosa, dopo meno di un’ora il mio nome era già stato cancellato dall’elenco iscritti delle olimpiadi, dopo altri 20 minuti sono stata sostituita. Difficile da credere, ma questa è la procedura.
Sono risultata positiva alla sostanza clostebol metabolita: anabolizzante contenuto in un medicinale da banco chiamato trofodermin, comune cicatrizzante per ferite e ulcere. Ho comprato questa crema per curare dei segni di brufoli che mi erano venuti in faccia, ero totalmente ignara del suo stato dopante, è successo agli inizi di giugno (weymouth) non ero ancora nel programma nazionale antidoping, ma i residui della sostanza sono rimasti vivi nel mio corpo fino al controllo di luglio…
Ho provato a spiegare in tutti i modi la mia innocenza, e ho provato a contestualizzare la mia posizione di atleta nuova nel programma Nado ma niente da fare, la legge è uguale per tutti e non ammette ignoranza.

Lascia una recensione

avatar
  Subscribe  
Notificami